Freccia d’ Europa 2013, si parte

Un viaggio di mille miglia comincia con il primo passo: questa volta ci incontriamo a Mantova, il 1° giugno, in Piazza Sordello, alle 8 del mattino, per la partenza dei dodici camminatori (che diventeranno decine e forse centinaia lungo il tragitto) e che percorreranno la via fino a Strasburgo. Tempo previsto, oltre un mese. Ma la fretta non fa parte di Freccia d’Europa, quello che importa è il percorso per arrivare alla meta.

 Per approfondire…

Freccia d’Europa 2013

 

Freccia d' Europa 2013, si parte

Il documentario “Ai Weiwei – Never Sorry” a Venezia

Venerdì 31 maggio (h. 17.30/20.30)
e sabato 1 giugno (h. 17.30)
alla casa del Cinema Pasinetti il documentario
di Alyson Klayman “Ai Weiwei – Never Sorry”,
sull’artista concettuale dissidente cinese cui
è dedicato il padiglione tedesco Biennale d’Arte.
Biglietti 6/5 euro.
La Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti, Palazzo Mocenigo – San Stae 1990 Fermata San Stae, Venezia

Invece,

alla Biennale di Venezia: un libretto nero (di Ai Weiwei) contro 1.055.498.000 libretti rossi (di Mao Tse Tung)

Il documentario "Ai Weiwei – Never Sorry" a Venezia

Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice aveva un paio di cose da dire a riguardo:

“Tu chi sei?” disse il Bruco
Questo non era un esordio incoraggiante per una conversazione.
Alice rispose, piuttosto timidamente
“Io…non saprei signore, con esattezza, sul momento, o perlomeno so chi ero quando mi sono alzata stamattina, ma credo di essere cambiata parecchie volte da allora”.
“Con ciò che intendi dire? – disse il Bruco severamente – Spiegati”
“Io non riesco proprio a spiegarmelo, dolente, signore – disse Alice – perché non sono me stessa, capisce…”
“No, non capisco” – disse il Bruco.

(Lewis Carroll)

Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll

Down the Rabbit Hole, Salvador Dalí

Reckoning Song by Asaf Avidan

No more tears, my heart is dry
I don’t laugh and I don’t cry
I don’t think about you all the time
But when I do – I wonder why

You have to go out of my door
And leave just like you did before
I know I said that I was sure
But rich men can’t imagine poor

One day baby, we’ll be old
Oh baby, we’ll be old
And think of all the stories that we could have told

Little me and little you
Kept doing all the things they do
They never really think it through
Like I can never think you’re true

Here I go again – the blame
The guilt, the pain, the hurt, the shame
The founding fathers of our plane
That’s stuck in heavy clouds of rain

One day baby, we’ll be old
Oh baby, we’ll be old
And think of all the stories that we could have told

Poesia di Patrizia Cavalli

Cado e ricado, inciampo e cado, mi alzo
e poi ricado, le ricadute sono
la mia specialità. Cos’altro ho fatto
che fingere di uscire e ricadere dentro?
Nessuno mai che io trascini insieme a me
cadendo. Grandi equilibri mi circondano
ma non mi reggono, anzi proprio perché io cado
si sorreggono. Com’era bella la coppia
di vecchi innamorati che sottobraccio
volendo misurarsi per duplice entusiasmo
con la catena che chiude Ponte Sisto,
sicuri che quel restare insieme li avrebbe
sostenuti, caddero invece insieme
ancora sottobraccio, non umiliati
ma certo stupefatti di come quello stare
perfettamente in due li avesse sbilanciati,
e però grati comunque l’uno all’altro
di essere in due, che nessuno dei due
vedesse, l’uno salvo, cadere l’altro.

Patrizia Cavalli, da “Pigre divinità e pigra sorte”

Poesia di Patrizia Cavalli

La grande bellezza secondo Sorrentino e Servillo

LA GRANDE BELLEZZA

Emulare Fellini non è impresa da tutti. Sorrentino non tenta di copiarlo ma prende ispirazione proponendo il meglio della regia (l’incontro con Madame Ardant è un piccolo sogno), fotografia(Luca Bigazzi ha dato a Roma quel che è di Roma), recitazione (non gara di bravura, ma grande dimostrazione di come si può lavorare bene insieme).
Sorrentino ci spalma su una fetta di Roma – di una bellezza struggente – il burro della sua teoria dove sacro e profano coesistono, vita e morte sono indissolubili e il nodo che lega il tutto sta nel ping pong tra relazione con l’altro e solitudine.
Toni Servillo accompagna la storia di Jap Gambardella con una grazia e una maestria indiscutibili, circondato da un parterre di attori che non hanno nulla da invidiare a Hollywood.
La sceneggiatura sarebbe da tenere sul comodino e ripassarla ogni sera prima della buonanotte (due fra tante: “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”; e: “Tu sai far sparire la giraffa? E allora posso chiederti di far sparire anche me?” “Ma Jep, ti pare che se sapessi davvero far sparire qualcuno sarei ancora qui alla mia età a fare ‘sto circo?”
Non sarò certo l’unica ad usare questo gioco di parole ma “La grande bellezza” è una grande bellezza.

Con chi vederlo:
con gli ex amici di scuola,
con chi ancora si chiede: “Roma, cos’avrà mai di speciale…?”,
con qualcuno con cui si cercava da tempo una scusa per discutere.

La grande bellezza secondo Sorrentino e Servillo

CI DICI LA TUA PER FARLA NOSTRA…?

ZeroZeroZero di Roberto Saviano

“Leggere, sentire, studiare, capire è l’unico modo di costruire vita oltre alla vita, vita a fianco della vita.” 

Roberto Saviano

Non è facile leggere 000 di Roberto Saviano: devi tornare indietro di righe e alle volte pagine per cercare di capire quello che ti sembra impossibile, incredibile, per fartene una ragione e poter andare avanti e leggere ancora di una realtà che ti fa sembrare la tua irreale. Non è facile accettare che è tutto vero e doverti chiedere: “ma io che faccio intanto?”. E poi non è facile leggere un altro libro dopo aver letto 000 di Roberto Saviano: ti sembra tutto troppo facile, troppo falso, ti sembra di consentirti di passare oltre, quando non si può passare oltre.
Ed impossibile recensire 000 di Roberto Saviano, per cui lo lascio fare a lui stesso, con le sue parole e quello che ha già stampato:

“La cosa usa l’immaginario, lo piega, lo invade, lo riempie di se stessa. Ogni limite che sembrava invalicabile sta per cadere. E la nuova mutazione è già arrivata e si chiama cocaina liquida. La coca liquida può insinuarsi in qualsiasi oggetto cavo o impregnare qualsiasi materiale imbibibile, può fondersi con ogni bevanda e ogni prodotto di consistenza cremosa o liquida quasi senza scarti di peso che la tradiscano. In un litro d’acqua può essere dissolto mezzo chilo di cocaina. L’hanno trovata nello shampoo e nelle lozioni per il corpo, bombolette di schiuma da barba, spray per lavare i vetri e per stirare, flaconi di pesticidi, soluzioni per lenti a contatto, sciroppo per la tosse. Ha viaggiato insieme ad ananas in scatola, nelle lattina di latte di cocco, in quasi cinque tonnellate di barili di petrolio, in due tonnellate di polpa di frutta surgelata, intrisa nei vestiti, stoffe d’arredamento, partite di jeans, tele di quadri, diplomi di una scuola di immersioni subacquee. E’ stata inviata per posta come set per il bagno e come ciucciotti per bambini.” pag 365.

“Il tribunale indica come luogo idoneo alle cure del detenuto il Policlinico Tor Vergata. Pannunzi, invece, dopo aver trascorso qualche mese in una clinica a Nemi, in provincia di Roma, sceglie la clinica privata della capitale Villa Sandra. I media non lo tengono d’occhio, l’opinione pubblica non lo conosce e quindi non lo considera un pericolo. La politica italiana è distratta da tutt’altro. Così, un paio di mesi prima che scadano i domiciliari, Pannunzi riesce per la seconda volta a fuggire da una clinica e disperdere le sue tracce. Quel che però è ancora più incredibile è che la sua fuga viene scoperta solo per caso. Il 15 marzo 2010 i carabinieri effettuano il loro controllo periodico: Pannunzi non c’è più. La sua stanza non era piantonata, nessuno sa con certezza quando sia fuggito: doveva scontare una pena di sedici anni e mezzo, in primo grado era stato già condannato ad altri diciotto anni. Un uomo condannato al carcere duro, ma che non era neanche piantonato, che scappa con tranquillità, che riesce a comprarsi silenzi e voli intercontinentali. E’ ancora libero.” pag. 278.

“Gli adolescenti, prima lontani da questo tipo di consumo, oggi sono la fetta di mercato più appetibile. Ai narcos è bastato, semplicemente, diversificare l’offerta e inondare il mercato europeo di cocaina abbassandone il prezzo. Oggi un grammo di cocaina costa intorno ai sessanta euro sulle strade di Parigi, contro i cento di una quindicina di anni fa. Secondo l’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, circa tredici milioni di europei hanno sniffato coca almeno una volta nella vita, tra questi, sette milioni e mezzo hanno un’età compresa tra i quindici e i trentaquattro anni. Nel Regno Unito il numero di consumatori di cocaina è quadruplicato in dieci anni. In Francia l’Ufficio centrale per la repressione del traffico illecito di stupefacenti stima che il numero di consumatori sia raddoppiato tra il 2002 e il 2006. Il mercato si è ormai stabilizzato, ha i suoi consumatori e le sue abitudini. L’anima del commercio non è la pubblicità, è l’abitudine.” pag. 370.

“E’ troppo facile credere in ciò in cui credevo io all’inizio di questo percorso. Credere in ciò che diceva Thoreau: “Non l’amore, non i soldi, non la fama, datemi la verità”. Credevo che seguire queste strade, quei fiumi, annusare i continenti, immergere le gambe nella mota potesse servire a ottenere la verità: rinunciare a tutto per avere la verità. Non funziona così, Thoreau. Non la si trova. Più ti avvicini a pensare di aver capito come si muovono i mercati, più ti accosti alle ragioni di chi corrompe chi ti è vicino, di chi fa aprire i ristoranti e fa chiudere le banche, di chi è disposto a morire per danaro, più capisci i meccanismi e più comprendi che era tutt’altra la strada che avresti dovuto prendere. Per questo motivo non ho maggior rispetto verso di me, che vado indagando, prendendo appunti, riempiendo agende, conservando sapori. Non ho maggior rispetto verso di me alla fine di un percorso incapace di darmi felicità e di condividerla. E forse non ho neanche consapevolezza di questo. So solo che non potevo fare altro. (…) Ma conservo ancora rispetto. Rispetto per chi legge. Per chi strappa un tempo importante della sua vita per costruire nuova vita. Nulla è più potente della lettura, nessuno è più bugiardo di chi afferma che leggere un libro è un gesto passivo. Leggere, sentire, studiare, capire è l’unico modo di costruire vita oltre alla vita, vita a fianco della vita. Leggere è un atto pericoloso perché dà forma e dimensione alle parole, le incarna e le disperde in ogni direzione. Capovolge tutto, fa cadere dalle tasche del mondo monete e biglietti e polvere. Conoscere il narcotraffico, conoscere il legame tra la razionalità del male e del danaro, squarciare il velo che ottunde la supposta consapevolezza del mondo. Conoscere è iniziare a cambiare.” pag 436.

ZeroZeroZero di Roberto Saviano

Per andare ancora più in profondità: http://www.robertosaviano.it/