Trainor, the Druggist

Edgar Lee Masters (1868 – 1950), single del giorno

Trainor, the Druggist

Trainor, il farmacista

Solo il chimico può dire, e non sempre,

cosa verrà fuori dall’unione

di fluidi o solidi.

E chi può dire

come uomini e donne reagiranno

fra loro, o quali figli ne risulteranno?

C’erano Benjamin Pantier e sua moglie,

buoni in sé stessi, ma cattivi l’uno con l’altro:

lui ossigeno, lei idrogeno,

loro figlio, un fuoco devastatore.

Io, Trainor, il farmacista, un mescolatore di sostanze chimiche,

morto mentre facevo un esperimento,

vissi senza sposarmi.

Antologia di Spoon River, 1916

Trainor, the Druggist

Only the chemist can tell, and not always the chemist,

What will result from compounding

Fluids or solids.

And who can tell

How men and women will interact

On each other, or what children will result?

There were Benjamin Pantier and his wife,

Good in themselves, but evil toward each other:

He oxygen, she hydrogen,

Their son, a devastating fire.

I Trainor, the druggist, a mixer of chemicals,

Killed while making an experiment,

Lived unwedded.

Spoon River Anthology, 1916

Edgar Lee Masters 

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Festival delle Letterature di Massenzio

Zadie Smith, single del giorno

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Sogni IN realtà

Il festival letterario di Roma, nella Basilica di Massenzio si intitola “I had a dream…storie di sogni diventati realtà”. Da qualche giorno, fino al 3 luglio, agli scrittori noti si alternano storie di sogni vissuti e raccontati in prima persona.

Per imparare a sognare a occhi aperti.

festivaldelleletterature.it

Festival delle Letterature di Massenzio

Nove amiche da “OFF Solitude”

Nove amiche da "OFF Solitude"

Un’amica mi ha raccontato una storia e oggi ve la voglio proporre perché è una storia OFF Solitude, un percorso di vita, un’esperienza, e mi piace aggiungerla al mio “vaso”.

Una storia singolare – plurale.

“Non proprio quattro amici al bar ma nove donne sconosciute, unite da un unico comune denominatore, ma forse ancora non è a loro così chiaro, quel giorno dei primi di settembre di tre anni fa in cui si trovano a dover parlare di sé, vis à vis, due a due, l’una all’altra perfetta sconosciuta. Una seduta accanto all’altra e nessun altro sulla panca.

Non è facile parlare di sé e poi non pensavo di essere li per quello ma bisogna ingannare il tempo, c’è un’attesa.

Una porta separa nove donne sconosciute da una piazza sulla quale si affacciano una sguarnita edicola, un deserto ufficio postale, una casa bassa, all’esterno un lavatoio e sopra lo stenditoio per i panni ma senza i panni, nessun rumore proviene da dentro al bar o al supermercato eppure sappiamo, ne abbiamo la certezza, che qualcuno c’è, sono almeno in nove.

Oppure siamo troppo emozionate per sentire o, distratte da questo nuovo e inaspettato gioco.

Moviola indietro:

ma chi ero prima di varcare questa porta, di trovarmi qui?

Nella vita ho sempre avuto timore (terrore in realtà) di una certa fauna umana: le mamme!

Quelle che già la mattina in metrò, mentre tu cerchi di mandare a memoria tutte le uscite della collezione e contemporaneamente aggiungi voci alla To do List’  tua e della tua assistente cercando di trovar comodo il palo al quale sei appoggiata nel tentativo di rilassare il tuo corpo in tensione ancora dalla notte di lavoro, LORO ti parlano della LORO notte insonne causa incubo del secondo figlio che, mezz’ora prima della poppata del terzo, si è svegliato urlando interrompendo il sonno di tutti soprattutto del lattante che da quel momento non ne ha più voluto sapere di dormire…e il primo? No, il primo dorme sempre!!…Anche a scuola ma non lo ammetteranno mai!! E’ un angelo lui!

E la ‘cacca’?

Nei rari momenti in cui puoi decidere di uscire a cena e già assapori i racconti delle amiche, le loro avventure, e gli  appuntamenti sparsi nell’arco dell’anno strappati a tutto, ecco che arriva lei, la cacca perché diciamocelo o è troppa e molle o è poca e a piombini…quando c’è naturalmente!!

Per non parlare delle mamme col figlio genio che parlano solo di lui e delle meraviglie del suo cervellino…

Quando non hai figli le mamme ti sembrano dei marziani impazziti e anche la tua amica migliore perde la sua connotazione di DONNA.

O forse ero io che avevo rifiutato per anni questo ruolo e ora mi ritrovavo qui a raccontare di me ad una sconosciuta che mi parla di sé e di quel figlio che come il mio dovrebbe popolare la piazza al di là di quella porta.

Moviola avanti:

Da quel giorno son passati tre anni e le mamme son tornate donne.

Prima nove, poi quindici, trenta, alcune non sono le stesse dei primi giorni, di quel giorno.

Nella mia vita ne restano dieci.

Dieci che con il loro modo tutto personale di essere donne&mamme mi hanno regalato punti di vista differenti, aggiunto un grado all’ inarrivabile 360, affetto e discrete presenze nei momenti in cui la solitudine è stata inesorabilmente ON.

Dieci che mi hanno insegnato che si può conciliare donna e mamma e che oltre alla cacca e alla varicella ci possono essere pizze e chiacchiere senza figli, che esistono reti che solo le donne impegnate su più fronti in una giornata da 27 ore almeno, ma sempre presenti ai loro principi e sentimenti possono tessere;

che il tempo da condividere si trova se si vuole trovare e che una mezz’ora dedicata vale più di una giornata passata assieme.

Banale? Già sentito altrove?

Non son mai banali tre anni!

Abbiamo convissuto una malattia importante, ci siamo affidate i figli, donate il tempo di un lungo caffè, ci siamo commosse, dato affetto e consolate, sopperito a mancanze…costruito questi tre lunghi e brevi anni.

Dopo venticinque anni di lavoro intenso queste dieci donne mi hanno restituito il senso unico, quasi adolescenziale, dell’amicizia tra donne.

Ecco, questo è il regalo più grande e per me il senso di OFF Solitude, Simone.

E sai quante volte in questi tre anni la mattina mi sono infilata in pantaloni troppo larghi e lunghi, in camicie troppo scomode che ora mi sembrano anche un pelino appariscenti, ma quel pelino di troppo!! Messa tacchi troppo alti e truccata e poi struccata, scesa dai tacchi, indossato abiti più comodi perché io c’ero quando Franco diceva: ‘Se ti senti più felice con un vestito scomodo fai pure’.

Queste donne mi hanno donato il senso dell’equilibrio e della personalità…e lo chiameresti banale Simone?”.

E tutto è partito da nove comuni denominatori…storie di donne o un’altra magia di cui solo i bambini son capaci?

Capodanno persiano a Milano

Capodanno persiano a Milano

CAPODANNO PERSIANO? PIATTO RICCO MI CI FICCO

Marzo 2013. Presentazione di geopolitica.  Il relatore dice di piantarla di perdersi in immagini  orientaleggianti, che gli iraniani sono “occidentali e basta”, e fa un accenno a certe feste molto fetish alla periferia di Teheran, “che hanno ispirato tutti gli altri”.

Sono andato a Lugano con carissima amica per festeggiare, appunto.

Un certo imbarazzo: sa tutto sui locali in e out a Milano ma non sapeva neanche che per loro è il capodanno che sarà pure persiano ma che è per l’anno islamico dall’ Egira 1392 (mi pare) del quale – pare – non aveva mai sentito neanche parlare. Era anche il capodanno circa 3752 zoroastriano, non tutti lo sanno, ma qualcuno sì e lo mette anche negli inviti.

Il capodanno arabo-islamico è in altra data, e non lo celebrano. Era già  da un po’ che stavo cercando di capire come girava la storia delle celebrazioni iraniane di capodanno a Milano, ed è finita che quest’anno ho fatto proprio il pieno, cene con studenti ed altri amici, Festa del Fuoco catartica una settimana prima dell’equinozio, ed

infine, proprio all’inizio della primavera astronomica, la festa per

il capodanno vero e proprio.

Alla festa, musica, cibo delizioso, vino, danze scatenate.

Per quasi ogni tipo di musica occidentale – dance, rap, hip-hop etc –

c’è l’equivalente iraniano, più stili esclusivamente persiani. Spesso

mani per aria, distanze minime e con qualche strofinamento. A un certo

punto (e per poco tempo) una specie di Waltz, che i persiani non

conoscono bene.  Mi sono trovato appaiato a una simpatica amazzone da

1.85 coi capelli rossi che non si riusciva in nessun modo a guidare.

Tutti bevono, nessuno ubriaco, il che anche a Milano è ormai

relativamente raro. Su almeno 600 pers. (persone persiane) uno solo è

stato male ma più che altro sembrava ipoglicemia.

Mare di studenti, manager, ingegneri e scienziati in campi avanzati,

contatti interessanti, gran consumo di biglietti da visita.

Corrisponde con statistiche internazionali che mettono l’Iran al

vertice dello sviluppo tecnico scientifico negli ultimi anni (pur se

da una base ben poco avanzata). Non hanno ancora armi nucleari, aerei

avanzati, missili serî, etc., ma qualcosa inventeranno, c’è da stare

attenti…

Gran belle ragazze, anche abbastanza aggressive. Veli zero, barbe

poche e spesso compensate da cravatte, minigonne quasi tutte (le

ragazze, invece uomini in minigonna nessuno, che a Milano è pure

quello relativamente raro). I giovani amici iraniani maschi mi

dicevano di darmi da fare, dato che c’erano molte single.

Come diaspora mi ricordano un po’ agli armeni, ma con meno identità

religiosa. Anche se prima della rivoluzione islamica mettevano in

galera e torturavano un sacco di religiosi, non era stata una

specifica repressione antireligiosa, come in URSS, che invece ha

rafforzato l’identità cristiana armena. Non sopportano esser confusi

con gli arabi (anzi, “arabo” è una espressione, diciamo,critica).

Ricordano volentieri che l’Islam era la religione degli invasori.

Impressionante la varietà etnica. L’Iran di oggi contiene ancora pezzi

dell’antico impero. Mi sembrava di riconoscere indo-europei

occidentali (forte maggioranza, pochi perfino rossi/biondicci e con

occhi azzurri) e semitici, turchi, uzbechi e forse beluchi o pashtun.

Gli amici confermano che ancora oggi l’aspetto indica abbastanza bene

la regione di provenienza.

Mi dicono anche che, al di là delle radici diversissime, anche loro

percepiscono una qualche vaga somiglianza udibile tra farsi e lingue

collegate – turco – armeno.  Come da noi si sente una vaga assonanza

tra italiano del nord – tedesco del sud – sloveno – croato – francese

del sud – occitano – catalano.

Da quelle parti ci sono tante combinazioni complesse. Gli azerbaijani

sono largamente indo-europei ma parlano turco.  I kurdi hanno qualche

elemento turco e e semitico ma parlano indo-europeo, e mi ricordano

gli antichi bavari.  I juhuro sono quasi-ebrei separatisi

pre-Babilonia come i samaritani, ma parlano iranico con tracce di

ebraico antico.

Mi immagino la sofferenza che c’è dietro a tutti questi rimescolamenti,

ma anche, rifletto, tante facce-tante razze-tanti single-un solo single…

Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte)

Single del giorno, Agnes Jaoui

Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte)

 

 

 

 

 

QUANDO MENO TE LO ASPETTI

La coppia francese Agnes Jaoui/Jean Pierre Bacri rimane sagace anche
in questa commedia dove però la malinconia prende un ruolo importante
e lascia un po’ in ombra il sarcasmo e l’ironia che diventano semplici
comprimari.
C’era una volta…Una storia, giocata sulle favole e sulla finzione
teatrale, che mostra amori e inganni per discutere quanto la vita si
basi su verità, superstizione, fantasia e quanto – e come –  le tre
cose si debbano combinare per vivere bene, o meglio, o almeno
illudersi di essere felici.
Il tutto in un mix di relazioni tra chi vuol vivere da solo e si
ritrova in casa compagna con prole, chi sogna il grande amore ma
sbaglia strada, chi si sente totalmente inadeguato e poi riesce in
tutto con la leggerezza, chi è cieco davanti al puro amore ma apre gli
occhi in tempo. E vissero felici e contenti…con qualche problemino
da risolvere.
Un coro di voci intonato sulla ricerca della felicità, da soli o in
compagnia, ma sempre con un velo di sano cinismo per coprirsi le
spalle.

Con chi andare:
il tuo/la tua ex (per trovare conferme)
i tuoi genitori (per fare domande)
il tuo amante (per avere risposte)

Quando meno te lo aspetti (Au bout du conte)

CI DICI LA TUA PER FARLA NOSTRA…?

L’ultima riga delle favole di Gramellini

Massimo Gramellini, single del giorno

L'ultima riga delle favole di Gramellini

 

 

 

 

 

 

Tu ancora non puoi sapere dove approderai. Ma chi incomincia a cercare ciò che ama finirà sempre per amare ciò che trova. Ti metti in cammino verso Est e magari raggiungi l’Ovest. Non è importante adesso. L’importante è mettersi in cammino. Altrimenti non arriverai da nessuna parte. E passerai il resto della tua vita a disprezzarti per ciò che avresti potuto essere e non sei stato. La meta iniziale del viaggio rappresenta solo lo stimolo per partire”.

Massimo Gramellini da  “L’ultima riga delle favole”

L'ultima riga delle favole di Gramellini