La figlia del sole (vita ardente di Katherine Mansfield) di Nadia Fusini

Nadia Fusini, single del giorno

La figlia del sole (vita ardente di Katherine Mansfield) di Nadia Fusini

Nel titolo c’è già tutta la storia: Nadia Fusini, con un escamotage semplicissimo, fa dialogare fratello e sorella – Franny e Zoe – sulla breve e intensa vita della scrittrice, morta a soli 34 anni.

Neozelandese, si trasferisce in Europa, Francia e Inghilterra per lo più, da giovanissima. Famiglia agiata che non la mantiene, Katherine sopravvive con la scrittura: nel senso che scrive scrive scrive e scrive ancora, quasi che se smettesse di farlo il corpo non avrebbe più l’energia necessaria per restare in piedi. Frequenta il bel mondo letterario dei suoi anni – tutti i primi del ‘900 – e si innamora dell’amore impossibile, l’unico capace di vederla morire con rassegnazione e senza lottare, o almeno non abbastanza, per salvarla.

Franny e Zoe raccontano la storia con la stessa passione che avrebbe desiderato Katherine se avesse potuto ascoltarla. Qua e là qualche foto, per essere ancora più in sintonia col personaggio, e ancora degli estratti dai suoi scritti per approfondire una mente vorace di vita, ma soprattutto dell’aria che non arrivava ai suoi polmoni e che lei toglieva anche dalle sue opere, da leggere col respiro in sospeso, sempre, fino all’ultima parola.

Da leggere se: ami le biografie, se senti che ti manca il respiro e non riesci a spiegartelo, se hai voglia di capire cosa c’è dietro quegli occhi malinconici e cupi.

La figlia del sole (vita ardente di Katherine Mansfield) di Nadia Fusini

Bolero di Julio Cortázar

Julio Cortázar (1914 – 1984), single del giorno

Bolero di Julio Cortázar

 

 

 

 

Che vanità immaginare
che posso darti tutto, l’amore e la felicità,
viaggi, musica, giocattoli.
Certo è così:
tutto quel che ho te lo do, certo, 
ma tutto quel che ho non ti basta
come a me non basta
tutto il tuo.

Per questo non saremo mai
la coppia perfetta, la cartolina,
se non siamo in grado di accettare
che solo in aritmetica
il due nasce da uno più uno.

Perciò ecco un bigliettino
che dice solo:

Sei sempre stata il mio specchio,
Voglio dire che per vedermi devo guardare te.

E questo frammento:

La lenta macchina del disamore
gli ingranaggi del riflusso
i corpi che abbandonano i cuscini
le lenzuola i baci
e in piedi davanti allo specchio si domandano
ognuno a se stesso
e senza guardarsi
non nudi l’uno per l’altra
io non ti amo,
amore mio.

Julio Cortázar  da “Salvo el crepúsculo”, 1985

Bolero di Julio Cortázar

“The false mirror”, Rene Magritte, 1928

Tropical islands, il paradosso si fa tendone

Harry Houdini (1874 – 1926), single del giorno

Tropical islands, il paradosso si fa tendone

 

 

 

 

 

 

Un non-luogo di vacanza che “rappresenta” lo stereotipo della

villeggiatura fatta di finto.

Una giostra di cartone estivo. A 60 km da Berlino, sotto un tendone

che protegge una foresta tropicale, una spiaggia con un mare, sei

villaggi dalle strutture architettoniche esotiche, 26 gradi di

temperatura costante, una capacità ricettiva fino a 6mila persone.

Tropical islands è aperto tutto l’anno, 24 ore su 24.

E dà il benvenuto a chiunque voglia tuffarsi nel mare dell’illusione della

vacanza.

Da visitare, anche solo per aprire gli occhi sulla realtà.

Tropical islands, il paradosso si fa tendone

 




















Per approfondire:

tropical-islands.de

Single da spiaggia

Single da spiaggia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

OK, lo ammetto, sono una single d’alto bordo: che vuol dire che ho scelto di essere single e che me lo posso permettere. Perché diciamocelo – e chi può provare il contrario scagli la prima pietra – ci sono dei grandi vantaggi a stare in due: bollette alla posta, spesa del vino dell’ultimo minuto, “svegliati prima tu che io rimango a letto altri 5 minuti” (da soli è un po’ scemo dirselo, no?), porta fuori tu il cane che io non posso, rispondere al vicino rompiscatole, e via immaginando…Per cui ha i suoi costi essere single. Quindi, se capita l’occasione di diventare coppia, almeno un pensiero io ce lo faccio. E le occasioni con la spiaggia si moltiplicano. Corpi nudi, più o meno bianchi o mollicci, più o meno palestrati o tatuati, più o meno troppo maschili o troppo femminili. Si vede tanto e, forse, troppo. E si guarda. Io no, ma non perché sia d’alto bordo, ma perché senza gli occhiali non vedo abbastanza e perché mare per me fa rima con nuotare e dormire sulla sabbia. Punto. E non scherzo. Se non che, può capitare – ancora?? – che qualcuno veda me. E in effetti mentre sto riposando, con accento straniero e modi gentili mi chiede: “Qui c’è un bar?”

Altrettanto gentile – ma breve – gli rispondo che c’è, ma apre tra una mezz’ora e che è laggiù. Sollecitata dal gentil straniero gli rispondo di nuovo che un altro è a un paio di centinaia di metri più in là.

“Ah – commenta lui un po’ triste – è un po’ lontano. Allora aspetto questo qui e magari posso offrire un caffè…? Beviamo insieme un caffè?”

Il povero domanda speranzoso, ma la galanteria non nasconde che ci sta provando.

“No, no, grazie, non mi muovo”.

Più chiara di così.

Allora lui si allontana, da vero gentleman, e si sdraia alla giusta distanza per contemplarmi senza infastidirmi.

Io non do più segni di vita.

Dopo una buona mezz’ora raccatta tutto il suo bagaglio per ricominciare a vendere gli asciugamani sulla spiaggia. Ora, io non sono classista, però non posso non sottolineare che chi mi offre il caffè è il venditore ambulante, e non quello che vende pashmine o coralli, ma gli asciugamani.

C’è chi si chiederà, lo so, se era carino, almeno quello. Beh, no, neppure quello.

L’ho detto io che sono single d’alto bordo.