Unico non è solo

Di Janna Carioli Illustrato da AntonGionata Ferrara

Scena 1

Supermercato, interno.

Mio figlio nel seggiolino del carrello, ha quell’età in cui si suppone che suo fratello più grande sia rimasto a casa con i nonni a fare i compiti e il più piccolo stia per arrivare a breve…no, non al supermercato: su questa terra! Stereotipi…

Invece no. Mio figlio è UNICO ma in questi luoghi c’è sempre qualcuno, più spesso qualcuna ahimè, che invece di badare alle calorie del suo carrello, con annesso colesterolo, sostanze dubbie per la salute ed altro non perde occasione per ricordargli che è SOLO.

Cassa: nell’era in cui non esistevano le “casse veloci” ed i lettori di codice a barre (no a “sbarre” come spesso sento dire), la coda alla cassa dei superstore era inevitabile e nell’attesa del tuo turno occupavi il tempo a verificare la lista della spesa nella speranza di non aver dimenticato nulla perché un passaggio il giorno dopo sarebbe stato un incastro impossibile e decidevi senza altra possibilità che la cena della sera sarebbe stata frugale e veloce: la spesa a fine giornata uccide chiunque e manca solo di dover cucinare dopo averla riposta negli appositi armadietti a casa! E mentre la tua mente multitasking si sta già proiettando altrove…

“Ma che bello! Ma quanto tempo ha?”

Ritorno al supermercato, in coda alla cassa, giro leggermente la testa e sorrido, più a mio figlio che non alla signora, come solo noi mamme siamo capaci di fare, il quale appena finita una focaccina sta letteralmente tirannizzando il sacchetto nel tentativo di impossessarsi della seconda.

Assorta nei miei pensieri non avevo, solo apparentemente, fatto caso alle frasi precedenti che la suddetta signora aveva rivolto a mio figlio, del tipo: “ E poi la pappa chi la mangia” ed ancora “E le manine adesso? Chi le lava?”…#@!#…ma a domanda diretta non posso esimermi: “Ha tre anni” – “Bello sveglio…”

Ora, mio figlio, intento a calarsi la guadagnata focaccina ed a scrutare la curiosa con uno sguardo che solo i bambini possono avere, a noi adulti non è consentito, non aveva proferito verbo, però si…alle sei del pomeriggio sveglio lo era sicuramente!

Rispondo con un ebete sorriso conoscendo ormai il seguito, che puntuale arriva: “E il fratellino? Ce l’hai un fratellino? Eh lo devi chiedere al papà e alla mamma…se no resti solo!”

Puoi anche far finta di ricevere una telefonata che ti annuncia una catastrofe scusarti e sfilare dal carrello tuo figlio abbandonando la coda e la spesa ma la signora del caso non troncherà il suo monologo sugli svantaggi di essere figlio UNICO.

Scena 2

Semaforo nei pressi di casa…rosso

Mio figlio ed io in attesa del verde siamo impegnati in una ipotetica battaglia tra risate e colpi bassi.

La signora ed il marito stanno ovviamente ascoltando i nostri dialoghi surreali quando:” Ma ce l’hai un fratellino a casa per fare le battaglie?” poi squadrandomi, passando dal viso e seguendo più sotto la linea della mia ampia camicia svolazzante alla brezza primaverile “O forse sta arrivando?”

Rispondo offrendole un immeritato sorriso: “ No signora sono solo grassa e la mia camicia molto larga, non sono incinta”

Scena 3

Di nuovo supermercato di nuovo interno reparto frutta&verdura

Ammetto, la giornata non è tra le più riuscite.

Ennesima signora dalla cofana cotonata che mentre tasta tutta la frutta riesce a farsi inevitabilmente i fatti miei e di mio figlio: ma quanto chiacchieri…come sei bello…ma quanto tempo ha?

Non so, fuori il tempo piove, mio figlio non so che tempo abbia ma spero molto davanti a sé…vorrei rispondere mentre lei continua: e il fratellino? Dov’è il fratellino?

Non c’è e non ci sarà mai…ribatto dentro di me

Eh ma un fratellino ci vuole, non si può se no poi sei da solo e con giochi? E stare da solo non è belloooo, lo devi chiedere alla mamma!

Beh almeno ha riconosciuto a me, donna, il diritto di scelta mentre mi sembra di capire che il fratellino, visto che mio figlio è maschio, debba essere maschio…

Ammetto, le ho risposto malissimo, secca e scortese alludendo a mie impossibilità fisiche gravi nel tentativo di farla sentire un po’ a disagio, di umiliare lei per tutte quelle che prima hanno, come lei, tentato di umiliare mio figlio cercando di farlo sentire SOLO…

Impunita, riprendendo a tastare in modo casuale le pesche, la sento sussurrare.”Oh poverina…”

Non l’ho affondata ma colpita si.

Affinerò le mie armi per la prossima, il mio vaso è pieno…

E’ un libro di recente pubblicazione, un albo illustrato rivolto all’infanzia che offre a tutti uno spunto riflessivo importante,attribuendo a UNICO la giusta valenza linguistica e la possibilità per tutti, figli unici, genitori, nonni, di poter rispondere agli impertinenti di questo mondo che:

UNICO non è mai, nella lingua italiana, sinonimo di SOLO.

Sono UNICO

Ed.: LAPIS Edizioni

Euro: 12,00.-

Età di lettura: per tutti gli impertinenti e comunque dai 4 anni!

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