Parole, parole, parole…

Parole, parole, parole...

Parole creative che sembrano scaturire da una grammatica parallela, da una lingua che ha bisogno di crearsi nuove immagini per esprimersi.

Parole assemblate dove gli opposti s’incontrano, condividono uno spazio laterale alla metà, si incrociano nel mezzo, dove la prima parte associa un concetto positivo e la seconda la attrae al centro con la forza di un polo negativo.

Parole che nel loro essere, una volta pronunciate, hanno un senso e figurativamente ne rafforzano il concetto.

Dipinte all’interno di un discorso da chi la grammatica la approccia solo per imitazione, solo per “sentito dire” nel senso lato del termine, ma non ne conosce ancora la funzione, la rappresentazione reale, non ne possiede ancora la proprietà.

Da chi meglio comprende l’astrattismo perché ne può avere esperienza durante una visita al museo o ad una mostra, ne ha una rappresentazione reale e può dire di usare gli stessi colori o avere l’ardore di riprodurli.

Da chi usa l’ossatura della propria lingua per costruire colorati discorsi, bizzarri dinosauri ai quali la mancanza di un osso, una coniugazione fantasiosa, lo storpiamento di una parola lunga e difficile o recentemente udita, crea avvallamenti, gobbe, bitorzoli, un osso in più e ne fa crescere le zampe, il verbo storpiato, un corno in più posto a caso sull’enorme superficie della struttura del suo corpo.

Da chi usa la grammatica a proprio piacimento così, perché l’ha a disposizione, così come usa, per costruzioni straordinarie, ogni molecola dell’universo da incontrastato re.

Così il mio vaso in quest’incerta estate si è arricchito di parole dove:

i “Saracedoni” sono un popolo meticcio, molto instabile al suo interno dalla natura trafficata, suppongo….

o dove “ammacchiarsi” potrebbe suonare come “ti sei macchiato non abbacchiarti”…forse.

Dove i “frecceri” sono soldati addestrati all’uso delle frecce e non se ne separano mai; come i “Pirati carnibali” è gente che va per mari all’arrembaggio di galeoni non per rubar averi ma per consumare banchetti di carne a base di propri simili…

Dove il programma del “mattinato” è generalmente più corto e meno interessante di quello del “pomeriggiale” che al suo interno prevede anche un inconsapevole meriggiare pallido e assorto.

Dove la “strada curvosa” è figurativamente quanto di più serpeggiante un sentiero possa disegnare sulla montagna e dove salendo se ne percepisce soprattutto il continuo cambio di direzione.

E dove la “cavigliera messa a colosseo” rimanda ad immagini di antichi guerrieri che decoravano i propri monili con fregi dal gusto architettonico.

L’ossatura non sarà perfetta ma ciò che ne scaturisce non è un discorso storpio ma un affascinante poema.

Il mio vaso è colmo di preziose, creative, nuove parole.

 

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