Un Faro tra due mari

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Di fronte ad una crisi della rappresentatività politica, ad un modello di sviluppo  sempre meno sostenibile e a tensioni sociali crescenti, il 12 e 13 settembre 2013 a Marsiglia gli assessori locali, il Consiglio d’Europa, alcuni rappresentanti della società civile e semplici cittadini si sono incontrati per enunciare il ruolo che vogliono dare al patrimonio culturale per il miglioramento del loro sistema di vita, per un dialogo sociale rinforzato ed per una attiva democrazia partecipata.

Questo valore sociale del patrimonio culturale è il risultato di trent’anni di lavoro del Consiglio d’Europa, sintetizzato nel 2005 con l’adozione di una convenzione-quadro sul valore del patrimonio culturale per la società detta “Convenzione di Faro”.

La Convenzione di Faro, sempre più frequentemente citata nei dibattiti sul patrimonio culturale, resta tuttavia un concetto vago che i relatori non giungono a definire con chiarezza, tanto è lontana dagli schemi di riferimento canonici.

La Convenzione di Faro individua una nuova categoria di patrimonio culturale:  un “patrimonio del cittadino” che si pone accanto al patrimonio culturale cosiddetto minore ed al patrimonio immateriale come definito dall’Unesco?  La  Convenzione di Faro difende e propone una maggiore considerazione, nella gestione del patrimonio culturale, di quella che in Francia viene definita la “pubblica priorità”:  i giovani, i poveri, le categorie svantaggiate ?

Il Forum di Marsiglia il 12 e 13 settembre 2013 avrà permesso al Consiglio d’Europa di promuovere, chiarire ed attualizzare questa nuova Convenzione?  Si è infatti centrato sul “valore sociale del patrimonio”.

I quartieri lungo il porto di Marsiglia non  hanno quasi nulla che sia stato classificato come patrimonio ancorché minore, immateriale, o come paesaggio, o che ha suscitato l’interesse di un classificazione d’archivio. Ma in Europa sono uno dei principali luoghi di iniziativa cosiddetta “patrimoniale” della società civile, che mobilita assessori, artisti, imprenditori, operatori scientifici, associazioni e cittadini.

I quartieri lungo il porto di Marsiglia vanno oltre ai limiti amministrativi del comune stesso e sono ricchi di storie legati ai flussi e riflussi migratori, all’evoluzione del  porto, allo sviluppo industriale, alle grandi ville della borghesia marsigliese. I residenti sono testimoni di queste storie tanto quanto gli studiosi locali e gli , operatori scientifici che se ne occupano. Tuttavia, l’insieme delle storie non fa una “storia collettiva”.

L’assenza di una storia collettiva aumenta negli abitanti il sentimento di abbandono, di esclusione e di segregazione sociale: radical chic versus abitanti dei villaggi, versus immigrati, versus imprese. L ‘assenza di una storia collettiva propria di coloro che là risiedono, contribuisce a renderli ”invisibili” ad amministratori  e ad altri politici che si occupano del futuro di questi quartieri: costruiscono nel deserto. Questo abbandono, aggravato dall’ignoranza ,  genera  violenza che si traduce nel degrado della vita in comune e in diffidenza nei confronti  del politico e delle istituzioni.

Paradossalmente,  la difesa del sistema di vita può diventare il punto di partenza per dare inizio ad una storia collettiva. Laddove vi siano tensioni dichiarate o latenti legate alla qualità della di vita ci sono gruppi costituiti: associazioni di inquilini, di quartiere, raggruppamenti di imprese, collettivo dei residenti.  La narrazione della storia comune comincia con quella delle storie legate al conflitto.

Questo processo collettivo di narrazione è iniziato nel 1995 grazie alla creazione di una missione sperimentale di “patrimonio integrato” tra il Comune di Marsiglia e il Consiglio d’Europa. Un “servizio pubblico patrimoniale” è stato sperimentato con la messa a disposizione dei residenti di un ruolo di conservatore del patrimonio a tempo pieno per scrivere insieme la loro Storia comune.

La Storia della memoria collettiva  evidenzia delle tensioni: il sapere popolare contro la conoscenza scientifica, usi economici contro sistema di vita, storia nazionale contro la storia delle minoranze.  La Convenzione di Faro diventa un quadro comune che permette la regolazione di queste tensioni.

La Convenzione di Faro fa della capacità sviluppata in Europa nella gestione dei propri conflitti il suo patrimonio comune, quello di tutti gli europei:  democrazia, stato di diritto e diritti umani.  Tale patrimonio comune diviene la modalità di gestione dei conflitti legati alla costruzione di una storia collettiva: democraticamente e nell’interesse generale. Non più un’unica decisione dall’alto su ciò che è ”patrimoniale”, bensì processi di conciliazione e riconciliazione attorno ad un progetto di vita in comune.

Il valore sociale del patrimonio culturale – il vivere insieme – è uno dei valori tanto quanto il valore estetico, scientifico, simbolico, economico.

La Convenzione di Faro diventa in questi quartieri il quadro comune che permette l’azione politica. Gli amministratori locali e i cittadini, riuniti in “comunità patrimoniale” hanno aderito ai principi della convenzione di Faro, delineando un ambito ed una prospettiva comune che permette loro di elaborare una storia collettiva. Il processo di scrittura tesse lentamente dei legami  tra tutti i testimoni  di storie e fa  comunità.

Queste comunità patrimoniali, creando una storia comune, producono cittadinanza. La costruzione della storia collettiva confronta le differenti altre storie, le interroga e le struttura: consente  una comprensione dell’ambito in cui vivono le persone e delle opportunità di sviluppo. Il processo patrimoniale fa evolvere le rappresentazioni, le posizioni e le modalità d’azione : passaggio dalla modalità di denuncia individuale all’azione collettiva. Il processo patrimoniale riconosce che ognuno è portatore di saperi. Diventa un fattore di riconoscimento sociale quando non esiste più un analogo riconoscimento sociale attraverso il lavoro.

La costruzione di una storia comune fa comunità. Il processo patrimoniale contribuisce ad una riappropriazione del bene comune e sviluppa l’immaginario collettivo, preliminare all’azione politica. La Storia diventata collettiva acquisisce una dimensione patrimoniale che la rende legittima e condivisa. Dal caso singolo, il ”gioco” diventa di società.

Il processo patrimoniale permette alle comunità di esistere e di agire, fornisce accesso a risorse simboliche e ad una identità collettiva che rende possibile l’azione politica. La comunità patrimoniale diventa un interlocutore visibile, legittimo e operativo.

I processi patrimoniali sono fonti di trasformazione sociale: a Marsiglia hanno modificato i piani urbanistici, permesso alcuni dei grandi progetti della capitale europea della cultura come il GR2013, hanno contribuito a proteggere legalmente il sapone di Marsiglia e hanno contribuito alla protezione di nuove forme di patrimonio culturale.

Per tornare alla Convenzione di Faro, in tutti questi processi il racconto precede l’oggetto patrimoniale. Il Patrimonio è pretesto o  possibile risultato di un processo patrimoniale , ma non è la sua finalità. L’oggetto patrimoniale può simboleggiare queste storie collettive così come altre forme, quali le Passeggiate Patrimoniali, gli interventi artistici o delle nuove forme di pubblicazione.

La Convenzione di Faro non mira ad una migliore presa in considerazione del ”pubblico” nella gestione del patrimonio, ma considera  che ogni cittadino detiene , solo o in comune, una parte di memoria collettiva  che merita di essere presa in considerazione per vivere insieme in un modo migliore e contribuire a costruire l’Europa.

La scrittura della storia comune si fa al livello dei cittadini (commissioni patrimoniali, principi e di sussidiarietà), sostenuto dagli eletti/amministratori  garanti delle modalità di scrittura di questa Memoria (Convenzione di Faro, principio di supplenza).

Faro Venezia e il sindaco di Venezia sono stati invitati al Forum di Marsiglia. Faro Venezia è stata presente per contribuire ai dibatti con la sua esperienza ed ispirarsi dell’esperienza marsigliese per proporre a Venezia delle nuova modalità di gestione delle situazione come quelle dell’Arsenale e del Lido.

Prosper Wanner

consulente e socio Co-gestore della cooperativa Place (Marsiglia e Venezia),

gestore della cooperativa Hôtel du Nord (Marsiglia).

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