Primo della Prima

Peanuts1

 

 

 

“Ciao! Come stai?”

“Abbastanza grazie…”

“Come abbastanza? Ti trovo in ottima forma! Non hai una ruga!”

Ecco…più che forma nel mio caso direi “sforma” poi 10Kgs extra fanno più miracoli del botox dove le uniche sedute prenotate a tavola o nei pressi di un frigorifero mediamente ben rifornito per l’occasione…ma questa è un’altra storia.

In realtà sono stravolta.

Stravolta dentro.

Motivo? Abbiamo cominciato la prima elementare. La prima Primaria. La scuola insomma.

E io mi sento sin dal primo mattino esattamente come i bambini all’uscita nel pomeriggio: stanca per le troppe ore di immobilità, per l’impegno cerebrale e l’attenzione e con una gran voglia di correre, muoversi, saltare…ecco no, non io, loro, i bambini.

Eppure, mi dico, a 18 mesi l’ho lasciato al nido, abbiamo addirittura accorciato il periodo dell’inserimento perché eravamo tranquilli entrambi, sereni.

A tre anni e mezzo alla scuola dell’infanzia e ci ho sempre dormito anzi, la mia serenità si rifletteva in giornate intensamente produttive dove pensavo a mio figlio solo nei momenti di pausa. Serena.

Alla Primaria sono capitolata nonostante i sei anni e mezzo del soggetto. E il giorno dopo il primo fatidico dove sono stati immortalati 1 scatto al secondo da un’artiglieria di strumenti tecnologici…mi sono portata a casa il primo herpes al quale ne sono seguiti in rapida successione altri due accompagnati dai sintomi di un emotivo raffreddore.

Non ho ammesso, chiaramente, adducendo alla fioritura tardiva dell’ambrosia, il mio malessere.

Le altre mamme le ho osservate, 007 dell’emotività altrui da dietro i miei occhialoni neri un po’ fuori luogo di prima mattina ma, ça va sans dire…Ho origliato i loro discorsi nel tentativo di capire se tutto ciò capitava solo a me per un (momentaneo) squilibrio o se anche loro si sentivano spossate dal primo della prima.

Nessun cenno.

Nessuna dichiarazione.

Nessuna ammissione.

Ed essendo io la più attempata lungi da me cantare per prima.

La prima settimana passa in una delirante inattività, tra un caffè e l’altro, un approvvigionamento estemporaneo poco credibile al più vicino supermercato e la spasmodica ricerca dell’infinito materiale necessario a frequentare la prima, cercando di evitare mostri e mostrilli tipici dell’iconografia dell’attuale prodotto rivolto agli scolari, a districarsi nella selva dell’orrendo gigantesco zaino che da questo momento campeggerà sulle spalle dei bambini. Ma una bella tinta unita no??? Ma per le mamme delle bambine la situazione è più rosea: un intero catalogo di Pantone declinato nello stucchevole rosa!!

E tra i ricordi quotidiani della scuola dell’infanzia, degli spazi, dei laboratori, degli amici.

Ogni giorno uno diverso ci ha accompagnato a scuola. Ogni giorno un racconto pieno di emozione e affetto.

I giorni passano e nella scuola pubblica gestita come una piccola caserma piena di protocolli da seguire e muffe modalità, la vita prende presto un altro corso lasciando lo spazio della giornata a tante A E I O U e tante fotocopie di pessima qualità.

Ma allegri e ironici andiamo avanti.

Siamo a metà della terza settimana quasi in odor di fine settimana.

E’ ancora caldo e una bella corsa al parco con i compagni è quello che ci vuole per ritornare a far parte del proprio mondo.

Non chiedo mai subito a mio figlio della sua giornata.

Ci sono sempre tante cose prima: l’abbraccio al ritrovarsi, la richiesta immediata della merenda, a volte prima dell’abbraccio, spesso durante, la lamentela sulla merenda, sulla pochezza dell’avere una madre lungi dall’essere un’indovina, il parco o lo scrocco libero della qualsiasi sulla strada di casa.

Dopo tutto ciò, a un semaforo, rientrando azzardo il domandone: Com’è stata la tua giornata? Interessante? Ti sei divertito?

La modalità MUTE è la preferita dal soggetto e non mi formalizzo per la mancata risposta nel frattempo è verde, abbiamo attraversato, è passato più di un minuto e posso riformulare in altri termini la domanda.

Ora, generalmente, segue una risposta che suona più o meno così:

“mattina italiano, letterine e colorato. Noia”…Lo sforzo, si sa…

“pranzo non ho mangiato, solo pane e acqua per cui ho molta fame” tentativo di scrocco della seconda merenda;

“pomeriggio “scienze”. Bello”;

“niente compiti”;

STOP.

E stiamo già parlando d’altro. Amabile sintesi.

Ma contro ogni aspettativa, al semaforo successivo prende aria, si volta, e guardandomi felice come se mi stesse comunicando chissà che: “Oggi ho COPIATO! Ho copiato il compito di Eva. Senti mamma, l’ha finito prima, era bellissimo, con dei colori bellissimi, tutto giusto…l’ho copiato.”

Quarto herpes.

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