Natale con i tuoi, alla pasqua ci pensiamo poi…

Natale con i tuoi, alla pasqua ci pensiamo poi...

Primo dilemma: lo faccio o non lo faccio? Mi riferisco all’albero (il presepe è stato abolito anni fa quando il rischio di diventare un’ossessionata collezionista si è mostrato pericolosamente verosimile…). Non farlo significherebbe non dare al Natale la sua parvenza di tradizione che lo rende la festa dell’anno più sentita (amata e odiata allo stesso modo). Ma farlo implica una serie di doveri, ricerche, lavori, che mettono in risalto più che mai la “singletudine”. Perché se s’ha da fa’, s’ha da farlo vero. Il che implica: richiesta ad amico/a per caricarlo sulla sua macchina e portarlo da me. Alternativa: pagare il giardiniere per consegna a domicilio ma, a parte il costo spropositato, tocca sorbirsi l’occhiata “non c’ha uno straccio d’uomo che glielo porta a casa?”, seguito da sorrisino misto tra commiserazione e un quasi quasi ci provo, che ammazza qualsiasi atmosfera natalizia. A seguire: acquisto di addobbi nuovi (con inevitabile incontro/scontro con mamme e pargoli e famiglie in negozio, mentre scelgono insieme ciò che io scelgo per conto mio), addobbo dell’albero con musica ad hoc di sottofondo per gustare a pieno l’atmosfera natalizia (e a questa parte, ammetto, mi sarebbe difficile rinunciare); cena da organizzare o addirittura festa per mostrare il capolavoro fatto, con conseguente tragedia per gli inviti (vedi altro pezzetto scritto qualche settimana or); infine minaccia del “facciamo-Natale-da-te-visto-lo splendido-albero-che fa-tanto-festa-che-hai-fatto-quest’anno-così-lo-sfruttiamo” che può arrivare da qualsiasi famigliare che raggiunga fino al quinto grado di legame parentale. E questo mi riporta all’ultimo, più temuto, punto/dilemma che nascondo dietro l’albero: passare Natale in famiglia, sì o no? E la voragine si apre su un vuoto di cui non vedo il fondo; i pro e i contro si combattono instancabili riuscendo a prevalere gli uni sugli altri senza abbandonarsi a un sano momento di riposo e lasciandomi divelta tra sensi di colpa e improvvise voglie rivoluzionarie, risvegliandomi solo il 24 dicembre con la classica telefonata del parente d’oltre oceano (alzi la mano il fortunato che non ne ha uno) che ogni anno ripete i soliti auguri: “Ti chiamo ora perché chissà domani dove scappi…”. Intanto mi ritrovo oggi a correre trafelata per la città perché tra albero e arrovellamento interiore per decidermi sul da farsi, mi sono completamente dimenticata dei regali di “dovere”, quelli da fare se resto qua…E, diciamolo, essendo oggi il 24 dove credo di poter fuggire? Babbo Natale con il suo sacco mi sta alle calcagna, pronto ad accalappiarmi.

VISTO DA LUI: Albero? Lo fa mia madre, insieme al presepe. Pranzo in famiglia, così vedo l’albero, e poi parto per la solita vacanza sulla neve.

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2 thoughts on “Natale con i tuoi, alla pasqua ci pensiamo poi…

  1. Io non ho mai avuto dubbi su presepi ed alberi di Natale: aboliti da quando vivo da sola. Ci spendo meno, non rischio l’esaurimento nervoso e non mi ritrovo a pulire frammenti di scintillanti decorazioni da San Nicola a Ferragosto.
    Sto anche cercando di abolire i parenti, ma il discorso è più complesso…

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