Faccio acqua da tutte le parti

Faccio acqua da tutte le parti

In un bel pomeriggio d’aprile il lavandino della cucina ha smesso di fare il suo dovere. Invece di ingurgitare acqua ha pensato bene di sputacchiare in giro il liquido che veniva espulso senza tanti complimenti verso la porta della cucina dove la mia persona rimaneva impalata e inerme ad assistere allo sconsolante spettacolo.

Urge idraulico.

Nonostante le favole e le leggende che si raccontano sulle visite a domicilio di elettricisti e idraulici, e nonostante le amiche ogni tanto dicano, sospirando: “Ah, l’idraulico, che invenzione! Beata te che lo devi chiamare”, a me non piace nemmeno un po’ l’idea: intanto se entra l’idraulico in casa è certo che escono almeno un paio di centoni.. Poi, la rudezza con cui usa i suoi utensili è proporzionale alla delicatezza del mio pavimento (in questo caso parquet, posso già mettere in conto di cambiare due listoni). Quanto alla parte romantica della visita non riesco a trovarci nulla se non la mia totale incapacità a capirci, appunto, un tubo. Sono quelle classiche situazioni dove invidio il  “faccio da me”, ma anche l’amica col marito dalle mani d’oro, o quella che vanta una compagnia di amici che non la lasciano mai sola in queste incombenze extra-casalinghe. Mentre divago cercando di consolarmi con scenari hard con l’acqua della cucina che ci fa da piscina, suona il campanello: è arrivato il mio principe del tubo.

(…)

Riprendo dopo la visita: e spero che i tre puntini vi abbiano fatto sognare. Io? Come da copione: jeans stracciato, fisico da modello, faccia da burbero intrigante…è entrato in cucina, si è ficcato sotto il lavello lasciandomi il posteriore da studiare, ha ripreso fiato dopo 25 minuti e con un sorriso mi ha consegnato parcella e straccio per asciugare a terra.

A me mi ha guardata bene, mi ha pure squadrata, ma solo mentre compilavo l’assegno. Si sarà probabilmente chiesto se ero la persona di cui potersi fidare. In ogni caso, lui lo sa e lo so pure io, conosce dove abito.

Tutto il resto rimane leggenda, almeno per me.

Io e il bonsai, una storia senza futuro

Io e il bonsai, una storia senza futuro

 

 

Amica carissima che mi vuole bene, con a carico marito, prole e animale peloso, mi regala una bonsai: “Basta il tuo amore e tanta acqua. Nient’altro”. Amore, per carità, a iosa, il problema è l’acqua: essendo io convivente con me stessa soltanto ed essendo io una dei sostenitori “gold” di Alitalia e Trenitalia va da sé che l’acqua al bonsai gliela posso dare in abbondanza ma in periodi limitati. E ho paura che non basti. Ora il difficile è farlo comprendere alla mia amica, il bonsai ci arriva da solo secondo me.

E infatti è lei quella che non recepisce il messaggio singleugualesoloiopossodareacqua. L’amore non basta, prova a spiegarle, e dopo due giorni senza nutrimento (è bastato un weekend cavoli, anche lui, il bonsai intendo, difficilino eh?) si è afflosciato e rinsecchito per l’offesa subita.

Non capisco, dice l’amica, anche noi andiamo via il weekend, ma il mio bonsai sta uno splendore. Anche lei ha le sue ragioni: quel we galeotto è cominciato di giovedì per terminare di martedì…sera.

Resta il fatto che sono una single che non sa dare affetto e il bonsai rinsecchito me lo ricorda ogni santo giorno. Perché, ovviamente, non l’ho mica buttato via: sarebbe come gettare la spugna, E poi, a dirla tutta, l’orchidea accanto a lui sta un fiore: bagnare una volta alla settimana e il resto lo fa da sola. Vuoi mettere? Ammetto, mi piacciono le piante autonome, o quasi.

DALLA PARTE DI LUI: è noto che è una pianta impossibile da mantenere. Non la vorrei neppure se me la regalassero.

Come cane e gatto

Come cane e gatto

Tutto è nato dopo la confidenza di un amico che mi ha detto: “non sai come si cucca portando il cane a spasso”. La voce del verbo cuccare, per quei pochissimi che non hanno fantasia, significa, in un italiano più appropriato “attirare le attenzioni e le simpatie dell’altro sesso con estrema facilità, quasi come cogliere margherite dal prato”. Pare che lo sappiano tutti (che si cucca con il cane). La sottoscritta lo ignorava fino al giorno in cui ha deciso di prendersi un gatto e lo ha dichiarato al suddetto amico proprietario di cane. Anziché pensare a prendere un animale domestico allo scopo di avere compagnia, si sono così aperte altre possibilità, più variegate e colorite, di cui ignoravo l’esistenza. Prendo a caso nel mucchio dopo aver chiesto suggerimenti e pareri a più persone:

1) Il gatto fa paura agli uomini; 2) Il cane è un impegno, portarlo fuori almeno tre volte al giorno, te la senti?; 3) Il gatto fa tanto strega, potresti trasformarti in una vera ammaliatrice, meglio dei vestiti holly hobby che porti…4) Il cane lascia una sacco di peli…anche sulla mano di chi lo accarezza; 5) Ah, come  in colazione da Tiffany, già ti vedo sotto la pioggia con il George Peppard della situazione, a proposito Peppard è vivo o morto?; 6) Basta che poi non mi chiedi di tenertelo io quando parti per uno dei tuoi viaggi!; 7) Non so, il gatto mi sa tanto di zitella! Il cane lo vedo più vitale, più  che ti costringe a uscire, più che non ti concede un attimo di libertà…; 8) Non è che lo vuoi come surrogato di un figlio eh? No, perché allora un gatto è più facile da gestire; 9) Per me è indifferente, basta che tu prenda il veterinario della  mia amica Silvia che assomiglia a Clooney. Ti posso accompagnare quando lo porti dal vet?; 10) I gatti sono gelosi, se poi hai qualcuno rischi che gli faccia pipì nelle scarpe; 11) I cani sono gelosi, se poi hai qualcuno rischi che gli faccia pipì nelle scarpe.

Ho ascoltato in religioso silenzio rispondendo solo nella mia testa così: 1) ?, 2) ?, 3) Animali o no devo rivedere il mio look, 4) ?!, 5) ?!? Peppard credo che sia vivo, ma che c’entra?, 6) Ma è un amico questo?, 7) Ma è un’amica questa?, 8) figlio, surrogato? Di che parla? Io chiedevo un’idea tra cani e gatti…, 9) vet?, 10) ?, 11) ?.

Inutile dire che a tutto ciò non avevo minimamente pensato: avevo solo buttato lì che mi sarebbe piaciuto avere un animale domestico, così tanto per avere qualcuno a cui dire buonasera quando rientro a casa per non abbrutirmi subito sul divano…meglio pensarci ancora un po’. Patatine e coca sul divano aiutano a riflettere, tanto non c’è nessun animale che me le porta via. Per ora.

VISTA DA LUI: cane o gatto? Mai sentito l’esigenza, ho già difficoltà a gestire le donne…

Capodanno persiano a Milano

Capodanno persiano a Milano

CAPODANNO PERSIANO? PIATTO RICCO MI CI FICCO

Marzo 2013. Presentazione di geopolitica.  Il relatore dice di piantarla di perdersi in immagini  orientaleggianti, che gli iraniani sono “occidentali e basta”, e fa un accenno a certe feste molto fetish alla periferia di Teheran, “che hanno ispirato tutti gli altri”.

Sono andato a Lugano con carissima amica per festeggiare, appunto.

Un certo imbarazzo: sa tutto sui locali in e out a Milano ma non sapeva neanche che per loro è il capodanno che sarà pure persiano ma che è per l’anno islamico dall’ Egira 1392 (mi pare) del quale – pare – non aveva mai sentito neanche parlare. Era anche il capodanno circa 3752 zoroastriano, non tutti lo sanno, ma qualcuno sì e lo mette anche negli inviti.

Il capodanno arabo-islamico è in altra data, e non lo celebrano. Era già  da un po’ che stavo cercando di capire come girava la storia delle celebrazioni iraniane di capodanno a Milano, ed è finita che quest’anno ho fatto proprio il pieno, cene con studenti ed altri amici, Festa del Fuoco catartica una settimana prima dell’equinozio, ed

infine, proprio all’inizio della primavera astronomica, la festa per

il capodanno vero e proprio.

Alla festa, musica, cibo delizioso, vino, danze scatenate.

Per quasi ogni tipo di musica occidentale – dance, rap, hip-hop etc –

c’è l’equivalente iraniano, più stili esclusivamente persiani. Spesso

mani per aria, distanze minime e con qualche strofinamento. A un certo

punto (e per poco tempo) una specie di Waltz, che i persiani non

conoscono bene.  Mi sono trovato appaiato a una simpatica amazzone da

1.85 coi capelli rossi che non si riusciva in nessun modo a guidare.

Tutti bevono, nessuno ubriaco, il che anche a Milano è ormai

relativamente raro. Su almeno 600 pers. (persone persiane) uno solo è

stato male ma più che altro sembrava ipoglicemia.

Mare di studenti, manager, ingegneri e scienziati in campi avanzati,

contatti interessanti, gran consumo di biglietti da visita.

Corrisponde con statistiche internazionali che mettono l’Iran al

vertice dello sviluppo tecnico scientifico negli ultimi anni (pur se

da una base ben poco avanzata). Non hanno ancora armi nucleari, aerei

avanzati, missili serî, etc., ma qualcosa inventeranno, c’è da stare

attenti…

Gran belle ragazze, anche abbastanza aggressive. Veli zero, barbe

poche e spesso compensate da cravatte, minigonne quasi tutte (le

ragazze, invece uomini in minigonna nessuno, che a Milano è pure

quello relativamente raro). I giovani amici iraniani maschi mi

dicevano di darmi da fare, dato che c’erano molte single.

Come diaspora mi ricordano un po’ agli armeni, ma con meno identità

religiosa. Anche se prima della rivoluzione islamica mettevano in

galera e torturavano un sacco di religiosi, non era stata una

specifica repressione antireligiosa, come in URSS, che invece ha

rafforzato l’identità cristiana armena. Non sopportano esser confusi

con gli arabi (anzi, “arabo” è una espressione, diciamo,critica).

Ricordano volentieri che l’Islam era la religione degli invasori.

Impressionante la varietà etnica. L’Iran di oggi contiene ancora pezzi

dell’antico impero. Mi sembrava di riconoscere indo-europei

occidentali (forte maggioranza, pochi perfino rossi/biondicci e con

occhi azzurri) e semitici, turchi, uzbechi e forse beluchi o pashtun.

Gli amici confermano che ancora oggi l’aspetto indica abbastanza bene

la regione di provenienza.

Mi dicono anche che, al di là delle radici diversissime, anche loro

percepiscono una qualche vaga somiglianza udibile tra farsi e lingue

collegate – turco – armeno.  Come da noi si sente una vaga assonanza

tra italiano del nord – tedesco del sud – sloveno – croato – francese

del sud – occitano – catalano.

Da quelle parti ci sono tante combinazioni complesse. Gli azerbaijani

sono largamente indo-europei ma parlano turco.  I kurdi hanno qualche

elemento turco e e semitico ma parlano indo-europeo, e mi ricordano

gli antichi bavari.  I juhuro sono quasi-ebrei separatisi

pre-Babilonia come i samaritani, ma parlano iranico con tracce di

ebraico antico.

Mi immagino la sofferenza che c’è dietro a tutti questi rimescolamenti,

ma anche, rifletto, tante facce-tante razze-tanti single-un solo single…

Siamo uomini o caporali?

Siamo uomini o caporali

E’ QUI LA FESTA?

Prima di tutto faccia e testa: la prima deve essere tosta per presentarsi a una festa da sola, e la seconda deve essere sempre alta a dimostrazione che non ci si è pentiti di averlo fatto (anche se l’unico pensiero ossessivo mentre sorridi è: “ma chi me l’ha fatto fare?”). Fuori, loro, gli altri, per quanto ne sanno, puoi aver lasciato il marito a letto malato (allora sei egoista, perché non si abbandona il capezzale di un uomo che soffre per andare a divertirsi) oppure litigato con il fidanzato (superficiale, perché invece di soffermarti ad analizzare la relazione hai preferito andare a far baldoria), o ancora lasciato il compagno che ha preferito il tennis alla festa (sciocca, perché non sai condividere con il tuo “lui” i momenti di serenità e di svago). Ma la vera verità è che ti vedono semplicemente sola e si dividono in due categorie di pensiero: quelli che si chiedono perché (perché c’è sempre una ragione) e quelli che se ne fregano altamente perché hanno voglia di pensare ai fatti loro. E mentre tu sorseggi per darti un tono il beverone che sei riuscita a conquistare e ti guardi attorno fingendo di essere interessata a qualunque nulla ti si pari davanti, ti schieri con la fazione dei perché: perché sono venuta? Perché non ho guardato il film sotto il plaid a casa? Ma soprattutto ti chiedi: a che ora posso andarmene senza far sospettare che mi sono pentita di essere venuta? E questa è la domanda senza ritorno: per fortuna, così me ne vado subito.

VISTO DA LUI: non ho voglia di andarci da solo. Faccio un paio di telefonate e se trovo qualcuno che mi accompagna bene, se no do buca all’ultimo momento, tanto saranno metà di mille, uno più uno meno…