Il Tao nell’acqua

1501668Alan Wilson Watts 6.1.1915 – 16.11.1973, Single of the Day

 

“La maggior parte di noi credono per sentirsi sicuri, per dare valore e significato alla loro vita individuale. Credere è dunque un tentativo di aggrapparsi alla vita, di afferrarla e tenersela stretta. Ma è impossibile capire la vita e i suoi misteri se si cerca di afferrarla. Non la si può afferrare, proprio come non si può portar via un fiume in un secchio. Se cerchiamo di mettere nel secchio l’acqua che scorre, è chiaro che non la capiamo e che resteremo sempre delusi, perché nel secchio l’acqua non scorre. Per ‘avere’ l’acqua che scorre dobbiamo lasciarla andare e lasciarla scorrere. Avviene la stessa cosa per quanto riguarda la vita e Dio”.

Buon Compleanno Signor Watts!

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Faccio acqua da tutte le parti

Faccio acqua da tutte le parti

In un bel pomeriggio d’aprile il lavandino della cucina ha smesso di fare il suo dovere. Invece di ingurgitare acqua ha pensato bene di sputacchiare in giro il liquido che veniva espulso senza tanti complimenti verso la porta della cucina dove la mia persona rimaneva impalata e inerme ad assistere allo sconsolante spettacolo.

Urge idraulico.

Nonostante le favole e le leggende che si raccontano sulle visite a domicilio di elettricisti e idraulici, e nonostante le amiche ogni tanto dicano, sospirando: “Ah, l’idraulico, che invenzione! Beata te che lo devi chiamare”, a me non piace nemmeno un po’ l’idea: intanto se entra l’idraulico in casa è certo che escono almeno un paio di centoni.. Poi, la rudezza con cui usa i suoi utensili è proporzionale alla delicatezza del mio pavimento (in questo caso parquet, posso già mettere in conto di cambiare due listoni). Quanto alla parte romantica della visita non riesco a trovarci nulla se non la mia totale incapacità a capirci, appunto, un tubo. Sono quelle classiche situazioni dove invidio il  “faccio da me”, ma anche l’amica col marito dalle mani d’oro, o quella che vanta una compagnia di amici che non la lasciano mai sola in queste incombenze extra-casalinghe. Mentre divago cercando di consolarmi con scenari hard con l’acqua della cucina che ci fa da piscina, suona il campanello: è arrivato il mio principe del tubo.

(…)

Riprendo dopo la visita: e spero che i tre puntini vi abbiano fatto sognare. Io? Come da copione: jeans stracciato, fisico da modello, faccia da burbero intrigante…è entrato in cucina, si è ficcato sotto il lavello lasciandomi il posteriore da studiare, ha ripreso fiato dopo 25 minuti e con un sorriso mi ha consegnato parcella e straccio per asciugare a terra.

A me mi ha guardata bene, mi ha pure squadrata, ma solo mentre compilavo l’assegno. Si sarà probabilmente chiesto se ero la persona di cui potersi fidare. In ogni caso, lui lo sa e lo so pure io, conosce dove abito.

Tutto il resto rimane leggenda, almeno per me.

Io e il bonsai, una storia senza futuro

Io e il bonsai, una storia senza futuro

 

 

Amica carissima che mi vuole bene, con a carico marito, prole e animale peloso, mi regala una bonsai: “Basta il tuo amore e tanta acqua. Nient’altro”. Amore, per carità, a iosa, il problema è l’acqua: essendo io convivente con me stessa soltanto ed essendo io una dei sostenitori “gold” di Alitalia e Trenitalia va da sé che l’acqua al bonsai gliela posso dare in abbondanza ma in periodi limitati. E ho paura che non basti. Ora il difficile è farlo comprendere alla mia amica, il bonsai ci arriva da solo secondo me.

E infatti è lei quella che non recepisce il messaggio singleugualesoloiopossodareacqua. L’amore non basta, prova a spiegarle, e dopo due giorni senza nutrimento (è bastato un weekend cavoli, anche lui, il bonsai intendo, difficilino eh?) si è afflosciato e rinsecchito per l’offesa subita.

Non capisco, dice l’amica, anche noi andiamo via il weekend, ma il mio bonsai sta uno splendore. Anche lei ha le sue ragioni: quel we galeotto è cominciato di giovedì per terminare di martedì…sera.

Resta il fatto che sono una single che non sa dare affetto e il bonsai rinsecchito me lo ricorda ogni santo giorno. Perché, ovviamente, non l’ho mica buttato via: sarebbe come gettare la spugna, E poi, a dirla tutta, l’orchidea accanto a lui sta un fiore: bagnare una volta alla settimana e il resto lo fa da sola. Vuoi mettere? Ammetto, mi piacciono le piante autonome, o quasi.

DALLA PARTE DI LUI: è noto che è una pianta impossibile da mantenere. Non la vorrei neppure se me la regalassero.