Troppa importanza all’amore

valeria-parrella1 Valeria Parrella, Single of the Day

 

 

 

 

“…Perché la morte è questa fregatura immensa che se arrivi in ritardo un sacco di cose che volevi ancora fare e dire a quella persona non le puoi fare e dire più”.

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Il Kamasutra insegna l’amore

kamasutraGli amanti, single del giorno

Vatsyayana, Kamasutra (III sec. d.C.)

Esaminati i trattati precedenti

e seguite le loro prescrizioni,

con grande impegno, in modo conciso

è stato esposto questo Kamasutra.

Chi sa davvero le sue dottrine

intende la Legge sacra, l’Utile e l’Amore,

vede fiducia, conosce il mondo

e non agisce solo secondo la passione.

I modi strani per infiammare la passione

esposti in base agli argomenti del trattato

nelle sue stesse pagine, subito dopo

sono stati espressamente proibiti.

Quando non c’è un trattato

solo la pratica viene infatti contemplata:

occorre sapere che la teoria comprende tutto,

le applicazioni però riguardano una parte sola.

Vatsyayana ha scritto questo Kamasutra

secondo tutti i canoni,

dopo aver appreso e sottoposto a esame

il contenuto del saggio di Babhravya.

Quest’opera è stata redatta

in castità e concentrazione estrema

per servire alla vita quotidiana:

non è stata composta mirando solo alla passione.

Vince i sensi chi conosce appieno

il messaggio di questo trattato,

mentre serba alla Legge, all’Utile e all’Amore

la posizione che rivestono nel mondo.

Perciò il sapiente esperto in questo libro

che ha riguardo per la Legge e l’Utile

senza essere schiavo della passione cieca

ha successo se lo segue quando ama.

kama

Il potere del non essere soli

Martin Luther King (1929 – 1968), single del giorno

Il potere del non essere soli

 

 

 

 

 

 

“Ho deciso che lotterò per la mia filosofia. Sarebbe bene credere in qualche cosa nella vita, e credere in quella cosa così profondamente da sostenerla fino alla fine dei propri giorni. Non posso arrivare a convincermi che Dio voglia farmi nutrire dell’odio. Sono stanco della violenza. E non intendo lasciare che sia l’oppressore a prescrivermi quale metodo devo usare. Noi abbiamo un potere, è un potere che non si trova nelle bottiglie Molotov, ma noi abbiamo un potere. Un potere che non si trova nelle pallottole o nelle pistole, ma noi abbiamo un potere. E’ un potere antico come il senno di Gesù di Nazareth e moderno come le tecniche del Mahatma Gandhi”.

Martin Luther King

Il potere del non essere soli

Arthur Lavine, Working Hands

All is Full of Love – Bjork

Bjork, single del giorno

All is Full of Love - Bjork

 

 

 

 

 

You’ll be given love, you’ll be taken care of
You’ll be given love, you have to trust it
Maybe not from the sources you have poured yours
Maybe not from the directions you are staring at

Trust your head around, it’s all around you
All is full of love, all around you
You just ain’t receiving, your phone is off the hook
Your doors are all shut

All is full of love
All is full of love
All is full of love

La stanza di Alfonso Gatto

alfonso-gatto-1

Alfonso Gatto, single sel giorno

 

 

 

 

 

LA STANZA

Questa mia stanza candida di fede,

ad abitarla con eguale fede

più giovane di me, lei sola crede

alla mia nuova storia, tu non vuoi

credere, dici è tutto provvisorio.

Se mi lasci la morte o la speranza

di mutare vagando non sai dire,

né a credere sopporti che tu sia

la presenza invocata.

La mia stanza ha il vuoto che le lasci.

Non le manca la sedia, ma il tuo posto.

Non manca il giradischi, la tua voce

manca e il silenzio dell’averti intorno.

Mancano gli occhi tuoi più dello specchio.

 

 

sedia

Alzheimer, il cervello si sfilaccia…

Ricevo e “faccio posto” nel Vaso di Pandora,

 

alzheimer 

 

 

 

 

 

 

Si può ricordare in molti modi.

Potrei ricordare la paura, la stanchezza, il senso d’infinito, lo smarrimento davanti a situazioni che mai avrei pensato di vivere. E sono sicura, nemmeno tu.

Potrei parlare dell’ansia, delle notti in piedi perché tu facevi confusione e ti saresti messo in viaggio.

E in molti, in un numero inimmaginabile, si riconoscerebbero nelle mie parole.

Di quando ti ho visto sparire in quell’ascensore d’acciaio, in quel luogo a te sconosciuto, senza di noi, accanto a te, ad accompagnarti.

Del tuo sguardo. Del tuo costante smarrimento.

Sono lame, ancora, nonostante gli anni.

A volte mi domando cosa succederà tra venti, trent’anni  – potendoli vivere! -, a questi ricordi; cosa riemergerà e con che forza, come agirà su di me a quel tempo.

Oggi voglio ricordarti come se non bastasse l’averti sempre con me nei miei taschini, ma lo voglio fare sorridendo perché una delle tue caratteristiche, smessi gli abiti del tuo serio lavoro e prima che la malattia ti portasse in un mondo accanto ma dove io non avevo accesso, era che eri un uomo e un papà spiritoso.

Durante quella torrida estate dove l’acqua sembrava non bastasse mai al giardino ma neppure a noi, vivevamo con te l’esperienza del “wondering” obbligato step del tuo e nostro delirio.

Camminavi ininterrottamente lungo tutto l’arco della giornata, avanti ed indietro, per il giardino, dentro e fuori casa, sparendo in una porta e riapparendo da un’altra. E noi con te.

I segni della stanchezza a metà giornata erano più che visibili sul tuo viso già provato da una innaturale magrezza.

Il tuo corpo a tua insaputa perdeva la cognizione del baricentro e la tua testa diventava il pendolo che ti attraeva al suolo.

Ti accompagnavamo al tavolo, a fatica perché il tuo corpo non si piegava, il tuo cervello quasi privo di impulsi consci, ti proponevamo di sederti ma solo tu sentivi la sedia bruciare sotto di te e come una molla ti rialzavi pronto al prossimo miglior giro.

A volte, stanche, ci sedevamo noi, concedendoci un caffè con giornale la mamma, e instancabile triccotteuse, i classici “quattro ferri” io.

Un giorno notai che se prendevo il mio tricot in mano tu ti sedevi di fronte a me, non accanto e neppure un po’ spostato.

Trascinavi la sedia e ti sedevi quasi a sfiorarmi le ginocchia.

La prima volta ti guardai sorridendo felice di questa novità poi mi accorsi che mentre mi osservavi muovevi la bocca e a volte anche le mani.

Lo interpretai come un tuo desiderio di fare quattro chiacchiere, ora che non potevi più, come spesso facevamo in questi momenti di relax con la mamma.

Pensai che forse all’improvviso tornando nel nostro mondo per un attimo ti ricordassi del complesso meccanismo della parola.

Fu osservandoti di soppiatto, mentre contavo i punti impegnata a tessere una treccia, che mi resi conto che invece mi prendevi in giro!…Imitavi le contratture del mio viso quando rimettevo in bocca il ferro ausiliario dopo aver intrecciato i punti, la piega della mia bocca che seguiva lo sforzo di passare dei punti stretti su un altro ferro, la mia bocca che, io non l’ho mai saputo prima, ripeteva “un dritto un rovescio un accavallato….” A memoria, sotto voce, una nenia per concentrarmi e non perdere il filo.

Le mie mani che muovevo sempre troppo veloci su quei ferri, tanto da contrarre spalle e braccia in un gesto un po’ nervoso correlato dall’espressione che solo tu avevi notato e che imitavi come in un gioco da bambino, come nel gioco dello specchio, in un momento di eterna giovinezza.

E facendolo mi sorridevi, un piccolo accenno ma che io sapevo essere un sorriso, con un gesto della mano facevi per accarezzarmi, ammiccavi a modo tuo e poi contento te ne andavi, per un altro giro, lasciandomi lì divertita e stupita.

Lo tengo custodito nei miei complessi vasi da tanto ma oggi, in questo mese in cui ricorre la giornata dedicata ai d’Alzheimer te lo dedico papà perché non c’è abbandono se c’è ricordo e perché se non fossi stato tu ci sarebbe stato da ridere…a volte.

 

 

 

 

Neanche un minuto di “non amore” di Lucio Battisti

Lucio Battisti (1943 – 1998), single del giorno

Neanche un minuto di "non amore" di Lucio Battisti

 

 

 

Neanche un minuto di non amore, per te, caro Lucio.

Salgo in auto e parto e guido verso te
al telefono mi hai detto “Si, d’accordo alle tre!”
dal timbro della voce non sembravi tu
quel tono che mi piace no, non c’era più!
Ma cosa è accaduto?
Quando e’ accaduto?
No non è possibile
improvvisamente no.
Il traffico che corre
la gente nei caffè
la mente mia che scorre
e indaga su di te
le ultime espressioni
le pause fra di noi
le minime emozioni
i gesti, gli occhi tuoi
neanche un minuto
di “non amore”
questo e’ il risultato dei pensieri miei!
Eppure qualcosa c’è
impercettibile per me
ma per te così importante
lo sento è presente
che grida e intanto grida
un clackson dietro me
sto odiando questa strada
che mi separa da te
neanche un minuto
di “non amore”
ripeto questa frase ossessionato
mentre vedo te.
“Ciao come stai
dimmi cos’hai
parcheggio dopo.
Dimmi che cos’hai!”
Così hai perso il posto
hai pianto e che altro c’è
Nient’altro questo è tutto
volevi star con me
Neanche un minuto
di “non amore”
Scusami se rido
non pensavo a te.