Vedi l’ex e poi muori

Vedi l'ex e poi muori

A chi non è mai successo di incappare in un ex? Solo a quelle che si sono trasferite dall’altra parte del globo. A tutte le altre, succede. E sempre quando non dovrebbe succedere. O ti stai per separare, o hai appena litigato selvaggiamente, o stai pensando seriamente di cambiare la tua vita dove il tuo attuale lui non è contemplato, Quando incontri il tuo ex, intanto, è al braccio con una che sembra abbia occhi solo per lui, oppure ti dice che si sta per sposare, o dichiara che sta finalmente per diventare papà (se sei proprio sfortunata lo incontri col pargolo appena nato e la donna che non ha occhi che per il papà). Ha comunque sempre qualcosa da dire, di cui andare fiero. A questo punto, un sorriso di sicura ammirazione s’impone. Anche per contrastare il suo che sembra dire: “visto cosa ti sei persa?”. Dopo un paio di frasi di circostanza (in cui mostri tutto il tuo successo e anche quello della tua collega se non ne hai abbastanza di tuo) ti ricordi come un fulmine a ciel sereno dell’appuntamento fondamentale e per il quale sei in straritardo (l’ex non deve essere informato del fatto che stavi andando dal fruttivendolo)…E schizzi via. Oltre al ricordo rimangono due consolazioni: la prima è che se anche avessi avuto dei sensi di colpa nei confronti dell’ex ora non li hai più (lui è strafelice così). La seconda, più importante, è che secondo la legge delle probabilità essendo anche lui un ex,  ha il 50 per cento di possibilità di imbattersi in te (in fondo anche tu sei una ex): e allora preparati a rendere pan per focaccia!

VISTO DA LUI: incontrata la mia ex, trovata bene, forse un filo invecchiata, in un primo momento mi è sembrato facesse finta di non avermi visto, ma forse mi sbaglio…

Uomini SottoSopra

Gek Tessaro, single del giorno

Uomini sottosopra

“Quello su cui l’uomo è stato più a pensare

È come riuscire a farsi male;

di tutto quello che ha inventato,

dall’aeroplano al citrato,

è nell’invenzione del dolore

che ha messo più cervello e cuore.”

Ma l’idea più grande, io dico,

è stata quella di inventarsi un nemico;

il nemico dell’uomo è sempre lo stesso

puoi trovarlo dentro uno specchio riflesso.

Come scienziato l’uomo è un incapace

Non è riuscito ad inventarsi la pace.”

La prima e l’ultima pagina. La prima strofa e l’ultima.

Se fossero consecutive direi che la prima l’ho letta sopra e l’ultima l’ho letta sotto.

Sottosopra.

Come in un’esplosione che butta tutto e tutti a gambe all’aria.

Quando uscì, nel 2006, questo albo illustrato era “dedicato ai bambini della Falluja ed a tutti i bambini che, in ogni angolo del mondo, non riescono a crescere per colpa di noi adulti”.

Quanti ne abbiamo visti in questi giorni di bambini addormentati…

Comprai questo albo anni fa a Tommaso che schiera eserciti da mane a sera, anche nel suo piatto dove, generalmente, succede un pandemonio che vede perdenti le armate più spesso verdi.

Lo comprai perché Tommaso pensava che la guerra, come tutti i bimbi che amano giocare con i soldatini, fosse una cosa divertente.

Parallelamente comincia a raccontargli che cosa era una guerra con parole che lui potesse capire continuando a farlo giocare perché quella era tutta un’altra storia.

E poi perché richiamava un gioco che facevamo da sempre, quello dell’omino che stava nella sua faccia: nel suo viso c’erano due Tommaso, lui ed un omino che aveva il suo mento per capo ed il suo naso per mento.

Oggi mille domande: dove vanno i bambini quando c’è la guerra, chi li cura se si feriscono, come fanno a procurarsi cibo, dove vanno i loro genitori, e se c’è un bombardamento? E i giochi? E i libri?

E poi giorni fa quella più tenera: vero mamma che i bambini in guerra non li uccide nessuno?

Allora ho ripreso dalla sua libreria questo intramontabile saggio sulla stupidità dell’uomo dalla preistoria a oggi, purtroppo sempre più attuale. E ho pensato che fosse venuto il momento di parlarne.

21 personaggi in andata e 21 personaggi in ritorno perché questo albo all’ultima pagina si gira “sottosopra” e si ricomincia o se si vuole si legge un po’ a testa in su e un po’ a testa in giù.

Le 21 facce, come fossero le carte di un mazzo da gioco, son disegnate in modo che a diritto siano un uomo e sottosopra siano un altro.

Il gioco è divertente, la rima accattivante, il messaggio sconcertante che da la possibilità di riflettere ed affrontare interessanti discussioni con i bambini. Anche quelli più piccoli di 7 anni, età di lettura consigliata, com’era Tommaso a quei tempi.

Nessuno è escluso, ci sono “geni” di ogni parte del mondo a partire dall’uomo primitivo che scaglia pietre inventando “sassata” e “legnata”; un re buono e saggio che genialmente inventa il “soldato” colui che spedisce senza possibilità di diniego, a far la guerra per lui; l’inventore del martello che scordandosi di inventare anche i chiodi sulla testa del prossimo l’ha voluto provare; l’invenzione della cotta e dell’armatura per non sentir le botte; il frate buono che inventa la “polvere da sparo”; pistoleri del vecchio west e indiani d’America che per difendersi han solo le mani o le”forbici” per un particolare parrucco; al commerciante d’armi che vende al miglior offerente senza guardar in faccia alla gente perché del resto non gli importa niente. E così via passando per i Kamikaze, i tribunali militari e gli eserciti di pace.

E chissà caro Gek Matita, magari quest’inverno verrà voglia anche a te di raccontarla ai bambini in un teatro con musica, parole cantate e tu che disegni “sottosopra”…lo spero.

Un albo contro la guerra a favore dei bambini, in collaborazione di EMERGENCY.

Uomini SottoSopra

Illustrazioni e testo di Gek Tessaro

Ed.: Artebambini

Euro: 13,50.- di cui euro 0,50 devoluti ad Emergency

Età di lettura: dai 7 anni, per parlarne dai 4-5 anni

Tess libro

uominisottosopra

Nove amiche da “OFF Solitude”

Nove amiche da "OFF Solitude"

Un’amica mi ha raccontato una storia e oggi ve la voglio proporre perché è una storia OFF Solitude, un percorso di vita, un’esperienza, e mi piace aggiungerla al mio “vaso”.

Una storia singolare – plurale.

“Non proprio quattro amici al bar ma nove donne sconosciute, unite da un unico comune denominatore, ma forse ancora non è a loro così chiaro, quel giorno dei primi di settembre di tre anni fa in cui si trovano a dover parlare di sé, vis à vis, due a due, l’una all’altra perfetta sconosciuta. Una seduta accanto all’altra e nessun altro sulla panca.

Non è facile parlare di sé e poi non pensavo di essere li per quello ma bisogna ingannare il tempo, c’è un’attesa.

Una porta separa nove donne sconosciute da una piazza sulla quale si affacciano una sguarnita edicola, un deserto ufficio postale, una casa bassa, all’esterno un lavatoio e sopra lo stenditoio per i panni ma senza i panni, nessun rumore proviene da dentro al bar o al supermercato eppure sappiamo, ne abbiamo la certezza, che qualcuno c’è, sono almeno in nove.

Oppure siamo troppo emozionate per sentire o, distratte da questo nuovo e inaspettato gioco.

Moviola indietro:

ma chi ero prima di varcare questa porta, di trovarmi qui?

Nella vita ho sempre avuto timore (terrore in realtà) di una certa fauna umana: le mamme!

Quelle che già la mattina in metrò, mentre tu cerchi di mandare a memoria tutte le uscite della collezione e contemporaneamente aggiungi voci alla To do List’  tua e della tua assistente cercando di trovar comodo il palo al quale sei appoggiata nel tentativo di rilassare il tuo corpo in tensione ancora dalla notte di lavoro, LORO ti parlano della LORO notte insonne causa incubo del secondo figlio che, mezz’ora prima della poppata del terzo, si è svegliato urlando interrompendo il sonno di tutti soprattutto del lattante che da quel momento non ne ha più voluto sapere di dormire…e il primo? No, il primo dorme sempre!!…Anche a scuola ma non lo ammetteranno mai!! E’ un angelo lui!

E la ‘cacca’?

Nei rari momenti in cui puoi decidere di uscire a cena e già assapori i racconti delle amiche, le loro avventure, e gli  appuntamenti sparsi nell’arco dell’anno strappati a tutto, ecco che arriva lei, la cacca perché diciamocelo o è troppa e molle o è poca e a piombini…quando c’è naturalmente!!

Per non parlare delle mamme col figlio genio che parlano solo di lui e delle meraviglie del suo cervellino…

Quando non hai figli le mamme ti sembrano dei marziani impazziti e anche la tua amica migliore perde la sua connotazione di DONNA.

O forse ero io che avevo rifiutato per anni questo ruolo e ora mi ritrovavo qui a raccontare di me ad una sconosciuta che mi parla di sé e di quel figlio che come il mio dovrebbe popolare la piazza al di là di quella porta.

Moviola avanti:

Da quel giorno son passati tre anni e le mamme son tornate donne.

Prima nove, poi quindici, trenta, alcune non sono le stesse dei primi giorni, di quel giorno.

Nella mia vita ne restano dieci.

Dieci che con il loro modo tutto personale di essere donne&mamme mi hanno regalato punti di vista differenti, aggiunto un grado all’ inarrivabile 360, affetto e discrete presenze nei momenti in cui la solitudine è stata inesorabilmente ON.

Dieci che mi hanno insegnato che si può conciliare donna e mamma e che oltre alla cacca e alla varicella ci possono essere pizze e chiacchiere senza figli, che esistono reti che solo le donne impegnate su più fronti in una giornata da 27 ore almeno, ma sempre presenti ai loro principi e sentimenti possono tessere;

che il tempo da condividere si trova se si vuole trovare e che una mezz’ora dedicata vale più di una giornata passata assieme.

Banale? Già sentito altrove?

Non son mai banali tre anni!

Abbiamo convissuto una malattia importante, ci siamo affidate i figli, donate il tempo di un lungo caffè, ci siamo commosse, dato affetto e consolate, sopperito a mancanze…costruito questi tre lunghi e brevi anni.

Dopo venticinque anni di lavoro intenso queste dieci donne mi hanno restituito il senso unico, quasi adolescenziale, dell’amicizia tra donne.

Ecco, questo è il regalo più grande e per me il senso di OFF Solitude, Simone.

E sai quante volte in questi tre anni la mattina mi sono infilata in pantaloni troppo larghi e lunghi, in camicie troppo scomode che ora mi sembrano anche un pelino appariscenti, ma quel pelino di troppo!! Messa tacchi troppo alti e truccata e poi struccata, scesa dai tacchi, indossato abiti più comodi perché io c’ero quando Franco diceva: ‘Se ti senti più felice con un vestito scomodo fai pure’.

Queste donne mi hanno donato il senso dell’equilibrio e della personalità…e lo chiameresti banale Simone?”.

E tutto è partito da nove comuni denominatori…storie di donne o un’altra magia di cui solo i bambini son capaci?