La grande bellezza secondo Sorrentino e Servillo

LA GRANDE BELLEZZA

Emulare Fellini non è impresa da tutti. Sorrentino non tenta di copiarlo ma prende ispirazione proponendo il meglio della regia (l’incontro con Madame Ardant è un piccolo sogno), fotografia(Luca Bigazzi ha dato a Roma quel che è di Roma), recitazione (non gara di bravura, ma grande dimostrazione di come si può lavorare bene insieme).
Sorrentino ci spalma su una fetta di Roma – di una bellezza struggente – il burro della sua teoria dove sacro e profano coesistono, vita e morte sono indissolubili e il nodo che lega il tutto sta nel ping pong tra relazione con l’altro e solitudine.
Toni Servillo accompagna la storia di Jap Gambardella con una grazia e una maestria indiscutibili, circondato da un parterre di attori che non hanno nulla da invidiare a Hollywood.
La sceneggiatura sarebbe da tenere sul comodino e ripassarla ogni sera prima della buonanotte (due fra tante: “La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”; e: “Tu sai far sparire la giraffa? E allora posso chiederti di far sparire anche me?” “Ma Jep, ti pare che se sapessi davvero far sparire qualcuno sarei ancora qui alla mia età a fare ‘sto circo?”
Non sarò certo l’unica ad usare questo gioco di parole ma “La grande bellezza” è una grande bellezza.

Con chi vederlo:
con gli ex amici di scuola,
con chi ancora si chiede: “Roma, cos’avrà mai di speciale…?”,
con qualcuno con cui si cercava da tempo una scusa per discutere.

La grande bellezza secondo Sorrentino e Servillo

CI DICI LA TUA PER FARLA NOSTRA…?