Messaggio in bottiglia (di vino)

Messaggio in bottiglia (di vino)

Invito a cena. Senza delitto e neanche la prospettiva di una soirée romantica con bell’uomo in un tete à tete: una semplice cena a casa di amici. Ma il dilemma si presenta comunque: prima, quando si era in due, si portava il mazzo di fiori e la bottiglia di vino (alternativa, su richiesta della padrona di casa, il dolce), ma da sola? Ammettiamolo, la bottiglia quando si è soli fa tanto “era quello che avevo in casa”. Potrei portare un Pinot Noir di Borgogna (per i profani, IL vino per eccellenza). Ma se poi qualche intenditore riconoscesse il prestigio dell’etichetta si aprirebbe un dibattito, senza parole, ma fatto di sguardi, sul perché mi senta in dovere di ostentare sicurezza e autonomia persino con una semplice bottiglia di vino per una cena…Un tantino esagerata? Non sono veri amici? Faccio di ogni erba un fascio? Tutto possibile, ma il dilemma rimane. Dopo venti minuti ad analizzare bottiglie senza riuscire a prendere una sobria e sana decisione, opto per acquistare quattro bottiglie, tutte utili a me, due rossi e due bianchi, per ogni evenienza. Ma il pensiero da portare alla padrona di casa per cena frulla ancora nella mia testa lasciandomi a mani vuote. A questo punto traggo spunto dalle amiche o da quelle single che invitavo io quando ero in coppia: Soluzione A): un mazzo di fiori spedito dal fioraio il giorno della cena: la mia amica lo faceva prima, da sposata, e dopo, da single. Molto elegante, signorile, ma siccome io prima non lo facevo così sottolinerei il “dopo” non so se mi spiego. Soluzione B): portare vino e fiori come facevo prima. Ma mi sembra una forzatura, tipo: “Ehi, guardate qua, nulla è cambiato”, quanto tutti sanno che io so che è cambiato. Soluzione C): non portare niente. Da non prendere neppure in considerazione né per single, né per coppie. Soluzione D): mia sorella porta un libro, sempre. Ora, l’idea è apprezzabile e con quel pizzico di intellettualità che ci sta proprio bene però…fatto da lei (in coppia) ha un valore, fatto da me (s-coppiata) sembra voler dire che adesso do lezioni a tutti quanti. Soluzione E): se la stagione lo consente porto quei cioccolatini tutti diversi (più belli che buoni a dir la verità) che fanno chic senza essere scioc (nel senso di sciocchi, ma anche di scioccanti per la linea visto che sono minuscoli…). Se la stagione non lo consente, frutta: ovviamente esotica e assolutamente fresca in un cesto che sembra, ma non è, di fiori. Ok, deciso, opto per la soluzione E, un po’ perché la sento mia e un po’ perché…Cribbio se scrivo ancora un po’ trovo il negozio chiuso!

VISTO DA LUI: invitato a cena? Mah, ho un paio di bottiglie in casa. Ne scelgo una da portare.

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Invito da me

Invito da me

Sembra facile. Ma è solo apparenza. La premessa è che non ho voglia di condividere una serata a casa mia con qualche amico, ma senza le solite amiche care. Cucino io. Preparo io. Faccio tutto io. La difficoltà vera è però chi invitare: le due coppie di amici fa tanto (ammettiamolo) amica sfortunata (il termine da usare, troppo volgare, renderebbe meglio l’idea). Così potrei dirlo al mio carissimo amico single, il quale si trasformerebbe immediatamente in nemico, essendo ogni sua cena l’unico potenziale momento per trovare chi lo possa promuovere alla categoria“uomo accoppiato”: dice che questo nuovo status gli si addice, anche solo per una notte… Così potrei dirlo anche a un’amica che ancora non conosce il mio amico carissimo. In questo caso, volente o nolente, mi trasformerei in sensale con, a seguire:

1) telefonata di tutti i commensali il giorno dopo per commenti, pettegolezzi, curiosità;

2) insulti da parte dell’amica (o dell’amico, a seconda di chi è rimasto più deluso dall’incontro);

3) richiesta di informazione da parte dell’amica (o dell’amico) invaghitosi dell’altro/a con miei impossibili tentativi di arrampicamento su specchi particolarmente scivolosi causa punto 2.

Così potrei invitare l’amica che è accidentalmente senza compagno, partner, fidanzato, amante, socio, metà della mela… -AIUTO come lo chiamano ora? – In questo caso è certo che la serata diventa un continuo “noi” anche se è da sola in modo da far risaltare crudelmente il mio “io” e farmi tacere quando siamo appena al primo piatto. Inutile pensare a un ex (sarebbe uno stillicidio di domande trabocchetto per capire se c’è la minima possibilità che si torni insieme), una sorella (“fa le cene con la famiglia perché non ha nessuno, poveretta”) un’amica che non vedo da tanto tempo (“sarà mica diventata omosessuale e non sa come dircelo…?”). Impossibile un nuovo amico (“sarà mica quello nuovo…?”) e figurarsi ad invitare qualcuno su cui ho davvero delle mire, vade retro! Così vado al mercato e organizzo una cena per tre: io, me e me stessa. E ci aggiungo pure una bottiglia di ottimo vino, così mi posso dire da sola: starò mica diventando un’ubriacona…?

 

VISTO DA LUI: avevo voglia di una cena con un po’ di gente. Chiamato Giorgio e organizza lui qualcosa nel ristorante vicino al suo ufficio, che è ottimo.