L’ultima estate di Cesarina Vighy

Cesarina Vighy (1936 – 2010), single del giorno

L'ultima estate di Cesarina Vighy

 

 

 

 

 

L’ultima Estate, di Cesarina Vighi

Fazi editore, 2009

…Grazie al mio esonero dagli esercizi ginnici, me ne stavo su una panchina a fantasticare. Fu lì che incontrai il mio principe azzurro, il mio primo fidanzato. Era un bambino esile e pallido, biondo come si conviene, di ricca famiglia, con una gambetta toccata dalla poliomelite. Se scambiammo trenta parole in tutto è già molto per un’avventura che si svolgeva sui sei anni, prima della seconda elementare, termine massimo per concedere ai maschi la frequentazione della virginea scuola: termine ricalcato su quello dell’età della ragione o ricavato dai calcoli degli scienziati sulla lunghezza del pene a quell’età? Calcoli, a pensarci bene, non meno astrusi di quelli che gli stessi scienziati, negli stessi anni, avevano, avevano compiuto per stabilire i requisiti delle “razze”, pure e impure.

Quando, trent’anni dopo, mi fu indicato per strada il mio primo amore, allibii: un omone grande e grosso, con le stimmate dell’ubriacone veneziano, che camminava a gambe larghe, credo più per esibizionismo che per necessità motoria. In fondo, per guarire il mal d’amore, basta aspettare.

… E’ allora che vivo la mia più bella avventura guerresca: mio papà, che spasima per rivedermi, ottiene da mia madre di mandarmi per una notte nella ormai sconsacrata garçonnière e di farmi tornare a casa il mattino dopo, sola per non dare nell’occhio. Sola e con alcune per me incomprensibili notizie: un’autentica staffetta partigiana di otto anni! Sola, io che ero sempre stata accompagnata, che non avrei dovuto conoscere Venezia e che, invece, come i cani, come i cavalli, come i gatti, ritrovo magicamente la strada, svolto disinvolta per le callette, faccio in quattro salti il ponte di Rialto come se fosse mio, perché è mio, è mia questa meravigliosa città, col sole, con l’ombra, odorosa di spezie per via di quelle drogherie ottocentesche che hanno man mano distrutto per farci prima negozi di radio, poi di frigoriferi, poi di televisori, infine di cellulari (non oso neanche scrivere l’affettuoso diminutivo che usano solo gli italiani per loro, come se si trattasse di figli bambini), seguendo o anticipando l’onda che prima fa boom e poi farà sboom.

Perché leggerlo: per scoprire quanto è bello sapere di poter assaporare l’ultima estate

Quando leggerlo: perché aspettare?

L'ultima estate di Cesarina Vighy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire:

cesarinavighy.it

Butcher’s Crossing by John Williams

John Williams (1922-1994), single del giorno

Butcher's crossing by John Williams

 

 

 

 

 

 

In piena costruzione della ferrovia americana, William, che ha lasciato una Boston sicura ed elegante arriva come un miraggio a cavallo a Butcher’s Crossing, sei case di legno, un hotel, un bar e un negozio di tessuti.

William, poco più che ventenne, cerca l’avventura ed è a caccia della vita. Si ritrova a caccia di bisonti e in un’avventura simbolica della lotta interminabile e crudele tra uomo e natura, dell’istinto alla sopravvivenza, del senso della compassione, del desiderio di vita.

William diventa grande proprio in quel crocicchio e lì scopre quello che, inconsapevolmente, voleva sapere fin dal suo arrivo.

John Williams ha una capacità di descrizione tanto analitica quanto appassionante. Sa ritrarre la psicologia dei personaggi in maniera esemplare soltanto con la descrizione delle loro azioni concrete. E’ mirabile come sappia coinvolgere il lettore in storie lontane anni luce.

Una piccola critica all’editor (o al traduttore che ha fatto un lavoro egregio con questo e anche con “Stoner”, prima riscoperta di Williams): nella penultima pagina c’è un errore grammaticale imperdonabile. Ma è l’unico sasso di un romanzo che scivola come l’acqua di un fiume in piena.

Da leggere per:

–          stare in silenzio come se si parlasse

–          vivere un’avventura sulla propria pelle

–          fare una vacanza nel profondo west del 1876

–          sentirsi puliti, fuori.

Butcher's crossing by John Williams

Per approfondire:

fazieditore.it