Bellini, 82 anni d’architettura in Triennale

800px-mariobelliniMario Bellini, 1.2.1935, Single of the Day

 

 

 

 

Festeggiato in Triennale a Milano, con una mostra degna del suo operato. Dal 19 gennaio a marzo, da non perdere.

Buon compleanno architetto Bellini!

 

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Milano, protagonista il design

 

fuorisalone Swart, single del giorno (Via Savona 53, per 137 ore)

 

 

 

Milano si tinge di design per 5 giorni: la città diventa una festa metropolitana con mobili che volano, accessori che ballano, gente che ride. Da vedere, perrché capita solo una settimana l’anno, ad Aprile, quando il Fuorisalone cambia i connotati alla città e la rende  contenta. Luci, suoni, colori, movimenti, seguite l’onda e fatevi trasportare dall’intuito (o dalle segnalazioni degli amici), ma riscoprite la città in forma di salotto. E’ un’esperienza, sempre allegra.

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Milanese, ti riconosci?

Simone

Ricevo da Fabio, e volentieri faccio post:

Il Milanese predominante, invisibile e silenzioso

  • Che non scappa da Milano ogni fine settimana, e non s’inventa una scusa se non è potuto scappare
  • Che si gode l’agosto in città
  • Che non si alza presto per andare per saldi, e non torna a casa con uno di  quei giacconi caldissimi e costosissimi, perfetti per chi abita in Alaska
  • Che non mette l’aperitivo al posto della cena
  • Che apprezza il sushi, ma poi torna a casa e si fa un panino con il salame
  • Che almeno una volta all’anno confronta i mq della propria abitazione con quelli delle case degli amici che non sono scappati  dal paese natio
  • Che non ha mai votato Lega e mai la voterà
  • Che parcheggia in seconda fila solo in caso di vera emergenza, solo per pochi minuti, lasciando sempre le 4 frecce accese
  • Cha fa la raccolta differenziata, ma non ci crede
  • Che non va in Chiesa, ma ci crede

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Tu non sai di Alda Merini

Alda Merini (1931 – 2009), single del giorno

Alda Merini

 

 

 

 

 

 

Tu non sai:

ci sono betulle che di notte levano le loro radici,

e tu non crederesti mai che di notte gli alberi camminano o diventano sogni.

Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.

Pensa che un albero canta e ride.

Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita.

Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,

vanno lasciati volare tra gli alberi come usignoli pronti a morire.

Alda Merini

Tu non sai di Alda Merini

Carl Moll
Boschetto di betulle nella luce della sera, 1902 ca
Olio su tela, 80 x 80 cm, Vienna Belvedere (© Belvedere, Vienna)

La foresta rossa trasforma l’incubo in sogno

Velasco Vitali, single del giorno

La foresta rossa trasforma l'incubo in sogno

Città deformate dall’abbandono o nuova forma di Natura?

Archeologia architettonica o traccia umana che sorge dal passato?

Ognuno ci vede quel che sente d’istinto, ma è certo che Velasco Vitali, col suo pennello,

ha dato poesia alle 416 città fantasma nel mondo nella mostra “Foresta Rossa”,

in Triennale a Milano fino all’8 settembre.

Ogni quadro è un racconto, una storia, un passato e un’evocazione.

Si entra nel cemento, o in un incidente nucleare, o in una crisi economica,

e si esce con una rima, o un’emozione, o un sogno.

E arriva prorompente la voglia di viaggiare, visitare quei luoghi,

per entrare nella magia del pennello di Velasco Vitali.

Perché andare: per trovare la poesia anche dove c’è il dramma, per entrare nella foresta rossa e trovare la luce della leggenda.

Con chi andare: con qualcuno con cui hai voglia di fare un viaggio, anche breve, ma partire insieme.

La foresta rossa trasforma l'incubo in sogno

 

velascovitali.com

triennale.it

Capodanno persiano a Milano

Capodanno persiano a Milano

CAPODANNO PERSIANO? PIATTO RICCO MI CI FICCO

Marzo 2013. Presentazione di geopolitica.  Il relatore dice di piantarla di perdersi in immagini  orientaleggianti, che gli iraniani sono “occidentali e basta”, e fa un accenno a certe feste molto fetish alla periferia di Teheran, “che hanno ispirato tutti gli altri”.

Sono andato a Lugano con carissima amica per festeggiare, appunto.

Un certo imbarazzo: sa tutto sui locali in e out a Milano ma non sapeva neanche che per loro è il capodanno che sarà pure persiano ma che è per l’anno islamico dall’ Egira 1392 (mi pare) del quale – pare – non aveva mai sentito neanche parlare. Era anche il capodanno circa 3752 zoroastriano, non tutti lo sanno, ma qualcuno sì e lo mette anche negli inviti.

Il capodanno arabo-islamico è in altra data, e non lo celebrano. Era già  da un po’ che stavo cercando di capire come girava la storia delle celebrazioni iraniane di capodanno a Milano, ed è finita che quest’anno ho fatto proprio il pieno, cene con studenti ed altri amici, Festa del Fuoco catartica una settimana prima dell’equinozio, ed

infine, proprio all’inizio della primavera astronomica, la festa per

il capodanno vero e proprio.

Alla festa, musica, cibo delizioso, vino, danze scatenate.

Per quasi ogni tipo di musica occidentale – dance, rap, hip-hop etc –

c’è l’equivalente iraniano, più stili esclusivamente persiani. Spesso

mani per aria, distanze minime e con qualche strofinamento. A un certo

punto (e per poco tempo) una specie di Waltz, che i persiani non

conoscono bene.  Mi sono trovato appaiato a una simpatica amazzone da

1.85 coi capelli rossi che non si riusciva in nessun modo a guidare.

Tutti bevono, nessuno ubriaco, il che anche a Milano è ormai

relativamente raro. Su almeno 600 pers. (persone persiane) uno solo è

stato male ma più che altro sembrava ipoglicemia.

Mare di studenti, manager, ingegneri e scienziati in campi avanzati,

contatti interessanti, gran consumo di biglietti da visita.

Corrisponde con statistiche internazionali che mettono l’Iran al

vertice dello sviluppo tecnico scientifico negli ultimi anni (pur se

da una base ben poco avanzata). Non hanno ancora armi nucleari, aerei

avanzati, missili serî, etc., ma qualcosa inventeranno, c’è da stare

attenti…

Gran belle ragazze, anche abbastanza aggressive. Veli zero, barbe

poche e spesso compensate da cravatte, minigonne quasi tutte (le

ragazze, invece uomini in minigonna nessuno, che a Milano è pure

quello relativamente raro). I giovani amici iraniani maschi mi

dicevano di darmi da fare, dato che c’erano molte single.

Come diaspora mi ricordano un po’ agli armeni, ma con meno identità

religiosa. Anche se prima della rivoluzione islamica mettevano in

galera e torturavano un sacco di religiosi, non era stata una

specifica repressione antireligiosa, come in URSS, che invece ha

rafforzato l’identità cristiana armena. Non sopportano esser confusi

con gli arabi (anzi, “arabo” è una espressione, diciamo,critica).

Ricordano volentieri che l’Islam era la religione degli invasori.

Impressionante la varietà etnica. L’Iran di oggi contiene ancora pezzi

dell’antico impero. Mi sembrava di riconoscere indo-europei

occidentali (forte maggioranza, pochi perfino rossi/biondicci e con

occhi azzurri) e semitici, turchi, uzbechi e forse beluchi o pashtun.

Gli amici confermano che ancora oggi l’aspetto indica abbastanza bene

la regione di provenienza.

Mi dicono anche che, al di là delle radici diversissime, anche loro

percepiscono una qualche vaga somiglianza udibile tra farsi e lingue

collegate – turco – armeno.  Come da noi si sente una vaga assonanza

tra italiano del nord – tedesco del sud – sloveno – croato – francese

del sud – occitano – catalano.

Da quelle parti ci sono tante combinazioni complesse. Gli azerbaijani

sono largamente indo-europei ma parlano turco.  I kurdi hanno qualche

elemento turco e e semitico ma parlano indo-europeo, e mi ricordano

gli antichi bavari.  I juhuro sono quasi-ebrei separatisi

pre-Babilonia come i samaritani, ma parlano iranico con tracce di

ebraico antico.

Mi immagino la sofferenza che c’è dietro a tutti questi rimescolamenti,

ma anche, rifletto, tante facce-tante razze-tanti single-un solo single…

Andy Warhol’s Stardust

WARHOL NELLA POLVERE…DI STELLE

E’ magica, colorata, allegra, luccicante e molto molto pop, la mostra “Andy Warhol’s Stardust” al Museo del Novecento di Milano (5 aprile – 8 settembre 2013), nonostante metta in luce icone di un passato lontano – Greta Garbo – e oggetti del quotidiano ormai stranoti grazie forse più all’artista che per l’oggetto in sé – Campbell soup docet -.
Si passa dalla intramontabile Marylin ai “flowers” perenni, per attraversare opere meno note come la cronaca vera del razzismo made in Usa degli anni Sessanta, o alle copertine della rivista “Interview” in cui Andy spruzzava stardust sugli sconosciuti dal futuro sicuro.
La sua filosofia del “fare un quadro al giorno” lo ha portato a creare il filone del popolare-democratico, appendendo chiunque al muro, rendendolo unico nella massa.
“Mi resi conto che qualsiasi cosa facessi non poteva essere che morte”: e questo concetto lo ha espresso col colore, la gioia, il divertimento di una professione all’eccesso senza eccedere.
Come? Per esempio, “Decisi di diventare grigio così nessuno avrebbe saputo la mia età: e io sarei sembrato più giovane di quanto vecchio la gente pensava che io fossi”.
Un tocco di grigio qui, un po’ di polvere là, una macchia di colore dove tutto sembra solo bianco e nero, e voilà, diventi immortale.
Chapeau, Andy!

Perché andare: perché mette allegria ed è gestibile secondo il tuo tempo.
Con chi andare: perfetta per sorridere da soli, ma se vuoi scambiare quattro chiacchiere è da proporre a qualcuno con cui hai fatto un pezzetto di passato insieme. Così da dirvi: “ti ricordi…?”

 Warhol: Sunset 1972

Sunset

Andy Warhol, 1972