Perché siamo Uomini o caporali

coppia_letto_web--400x300Tempo fa girava sulla rete una storiella della storia d’amore tra una lei e un lui: DUE pagine fitte dove lei passava in rassegna, prima di addormentarsi, tutte le fasi della relazione con lui per trovare spiegazioni al fatto che quella sera il sesso era stato un po’ sciapo, frettoloso, senza la solita passione. DUE pagine in cui partiva dalla cena con pizza, passando per la suocera, i parenti, gli amici tutti, il lavoro, la bicicletta parcheggiata male in giardino, le piante che non crescevano, il capo che non si era rifatto la barba, l’età che avanza, le discussioni sul figlio, e chissà diavolo ancora, senza però darsi una risposta alla domanda iniziale: come mai quella sera il suo lui era stato così indifferente? DUE pagine.

A lui invece, erano dedicate le ultime due righe e diceva, più o meno: “ la pizza era fredda, la birra calda e il Milan ha perso. Meno male che c’è lei”. Ovviamente lui si addormentava come un sasso, e lei si arrovellava senza chiudere occhio.

Se riuscite a ritrovare quella storiella vi sarei eternamente grata se me la mandaste.

In alternativa, anche Totò dice la sua in modo magistrale. Ci sono due categorie di persone: uomini o caporali. La differenza è enorme, e la possiamo fare noi, ognuno di noi, la differenza. Io, nel mio piccolo, propongo solo il tema: a voi farvi la domanda se siete uomini o caporali.

Aspetto le risposte…

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Invito da me

Invito da me

Sembra facile. Ma è solo apparenza. La premessa è che non ho voglia di condividere una serata a casa mia con qualche amico, ma senza le solite amiche care. Cucino io. Preparo io. Faccio tutto io. La difficoltà vera è però chi invitare: le due coppie di amici fa tanto (ammettiamolo) amica sfortunata (il termine da usare, troppo volgare, renderebbe meglio l’idea). Così potrei dirlo al mio carissimo amico single, il quale si trasformerebbe immediatamente in nemico, essendo ogni sua cena l’unico potenziale momento per trovare chi lo possa promuovere alla categoria“uomo accoppiato”: dice che questo nuovo status gli si addice, anche solo per una notte… Così potrei dirlo anche a un’amica che ancora non conosce il mio amico carissimo. In questo caso, volente o nolente, mi trasformerei in sensale con, a seguire:

1) telefonata di tutti i commensali il giorno dopo per commenti, pettegolezzi, curiosità;

2) insulti da parte dell’amica (o dell’amico, a seconda di chi è rimasto più deluso dall’incontro);

3) richiesta di informazione da parte dell’amica (o dell’amico) invaghitosi dell’altro/a con miei impossibili tentativi di arrampicamento su specchi particolarmente scivolosi causa punto 2.

Così potrei invitare l’amica che è accidentalmente senza compagno, partner, fidanzato, amante, socio, metà della mela… -AIUTO come lo chiamano ora? – In questo caso è certo che la serata diventa un continuo “noi” anche se è da sola in modo da far risaltare crudelmente il mio “io” e farmi tacere quando siamo appena al primo piatto. Inutile pensare a un ex (sarebbe uno stillicidio di domande trabocchetto per capire se c’è la minima possibilità che si torni insieme), una sorella (“fa le cene con la famiglia perché non ha nessuno, poveretta”) un’amica che non vedo da tanto tempo (“sarà mica diventata omosessuale e non sa come dircelo…?”). Impossibile un nuovo amico (“sarà mica quello nuovo…?”) e figurarsi ad invitare qualcuno su cui ho davvero delle mire, vade retro! Così vado al mercato e organizzo una cena per tre: io, me e me stessa. E ci aggiungo pure una bottiglia di ottimo vino, così mi posso dire da sola: starò mica diventando un’ubriacona…?

 

VISTO DA LUI: avevo voglia di una cena con un po’ di gente. Chiamato Giorgio e organizza lui qualcosa nel ristorante vicino al suo ufficio, che è ottimo.