Meglio sola…o ben accompagnata?

Meglio sola…o ben accompagnata?

Greta Garbo in “Anna Karenina” di Clarence Brown (1935)

La mia amica Tiziana barra Titti (ogni riferimento a cose o persone reali è puramente voluto) ogni volta che prende un mezzo di locomozione pubblico fa amicizia. Che sia treno, aereo, autobus, navette, aliscafo, lei guarda, sorride, e fa amicizia.

Sia chiaro,  Titti non attacca bottone mai, semplicemente si rende disponibile all’ascolto del prossimo che le si presenta davanti. E fa sempre amicizia.

Così ha collezionato 3 fidanzati, 4 amiche, due inviti all’estero, decine di simpatie. Tutto ciò, oltre ad avere il mio plauso, ha anche la mia smoderata invidia: è bello scendere da un treno e arrivare in un aeroporto sconosciuto e anonimo con qualcuno che ti accompagna alla fermata dei taxi, o persino ti dà un passaggio in Hotel. Quel luogo sconosciuto diventa automaticamente diverso.

L’invidia sta perché io non ho mai, mai conosciuto nessuno. O meglio, per la verità due volte sì: in aereo e in autobus, e tutte e due le volte erano due signore tra i 70 e gli 80 che ho accompagnato io…

Titti invece ha sempre accanto uomini: della sua età o all’incirca, affascinanti o nei dintorni e con i quali il viaggio neppure si sente. La mia invidia non è celabile. Titti sostiene che non aiuta il fatto che ho sempre tre libri diversi da leggere, due riviste, un quotidiano e le cuffiette personali che metto prima di entrare in aeroporto e spengo arrivata a destinazione, cioè casa.

Io dico che non aiuta che accanto a me il passeggero o ha 8 mesi con accompagnatrice o 80 anni senza accompagnatrice, oppure c’è una signora che ha una vaga somiglianza con mia madre. Non se ne esce: rimane l’invidia che mi siede accanto.

LUI: In viaggio? O guido io, oppure un bicchiere di vino e dormo. Arrivo a destinazione in un battibaleno.

La sala d’aspetto di Gianni Rodari

Gianni Rodari (1920 – 1980), single del giorno

La sala d'aspetto di Gianni Rodari

 

 

 

 

 

 

Chi non ha casa e non ha letto
si rifugia in sala d’aspetto.

Di una panca si contenta,
tra due fagotti s’addormenta.

Il controllore pensa: “Chissà
quel viaggiatore dove anderà?”

Ma lui viaggia solo di giorno,
sempre a piedi se ne va attorno:

cammina, cammina, eh, sono guai,
la sua stazione non la trova mai!

Non trova lavoro, non ha tetto,
di sera torna in sala d’aspetto:

e aspetta, aspetta, ma sono guai,
il suo treno non parte mai.

Se un fischio echeggia di prima mattina,
lui sogna d’essere all’officina.

Controllore non lo svegliare:
un poco ancora lascialo sognare.

La sala d'aspetto di Gianni Rodari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire:

giannirodari.it

Giovanna prende il treno di Kathrin Schärer

Giovanna prende il treno di Kathrin Schärer

Giovanna prende il treno.

Di questo viaggio non si conosce la meta.

Il treno è lungo, lunghissimo dalla pensilina della stazione, salendo sul vagone, se lo si osserva.

Ha oltre cento scompartimenti.

Giovanna viaggia sola.

Una piccola valigia la accompagna, dentro poche cose quasi nulla, neppure una camicia magari a righe si che fa vacanza…a fiori no, a righe, anzi tante righe che si intersecano creando connessioni in un quadratino pieno di colore, la dove avviene l’incrocio.

Giovanna viaggia sola in uno scompartimento vuoto, unica abitante.

E’ un lungo treno, in ogni vettura un solitario viaggiatore occupa uno scompartimento.

Il treno corre attraverso ed attraversa la campagna, muove vento che agita tutto, i prati, il raccolto, gli alberi…chissà se son contenti di tutta questa aria!

Entra in buchi nelle montagne, in tunnel lunghi e bui. Sul treno le luci si accendono e chi viaggia solo ha, per un momento, la compagnia di un altro viaggiatore: il suo sé riflesso nel finestrino, ma non per questo uguale a sé: a volte rigato da mille gocce, a volte appannato, ti verrebbe voglia di conoscerlo, di presentarti!

Fuori dalla montagna è sera, il treno rallenta, la campagna cede il passo alla città.

I primi palazzi sono finestre illuminate sospese nel buio.

In ogni finestra una storia diversa, il treno corre attraverso storie allegre e tristi, non basterebbe il viaggio per conoscerle tutte, non senz’altro la sola notte.

La luce delle finestre regala uno spazio immaginativo che come un foglio bianco si può riempire a piacere.

Il tempo del viaggio ne delimita i confini.

Giovanna è felice.

E’ appena arrivata ma sta già ripartendo.

Il suo treno è lungo e cammina attraverso il mondo.

E Giovanna sta, sola, a guardare ciò che passa veloce, ciò che porterà con sé ma che ancora non sa, quelli che incontra e non rincontrerà mai più.

Il treno rallenta in stazione si ferma. Il treno accanto riparte o si sta fermando arrivato da chissà dove.

In un vagone, dentro ad uno scompartimento vuoto, solo viaggia Jonathan.

Per un attimo i loro scompartimenti si affacciano l’uno sull’altro, si incontrano.

Jonathan smette di disegnare, Giovanna scrive il suo nome sul finestrino appannato.

Il treno continua il suo viaggio, avanti e avanti ancora.

Fino a non si sa dove.

Fino a non si sa quando.

Un treno attraversa la campagna.

Un treno di vagoni pieni.

E con cento scompartimenti almeno!

Nel quarto scompartimento ora siedono due maialini.

Giovanna prende il treno

Di Kathrin Scharer illustrato dall’autrice

Ed.: LO-ed

Euro:14,00.-

Età di lettura: da 5 anni.-