Yuri Kalenderev, il suono del cuore

Yuri Kalendarev, 1947, Single of the Day,

 

 

 

 

Oltre il tuo cuore, il suono dell’anima. Il tuo suono.

Palazzo Van Axel, Venezia, fino al 5 settembre.

http://www.kalendarev.org/sound/

 

 

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Chatwin on the life road

ChatwinBruce Chatwin, 13.5.1940-18.1.1889, Single of the Day

 

 

 

 

“Man’s real home is not a house, but the Road,
and that life itself is a journey to be walked on foot.”

“La vera casa dell’uomo non è una casa, è la Strada.
La vita stessa è un viaggio da fare a piedi”.

A storyteller,
a photographer,
a researcher of life:
Happy Birthday, Mr. Chatwin

Maria+Reiche+Bruce+Chatwin+Naztca+Line

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Maria Reiche photographed By Bruce Chatwin in Peru desert

A Venezia, in onore di Manuzio

imagesAldo Manuzio, 1449 – 1515, Single of the Day

 

 

 

 

Cambiamento: una mostra dedicata ad Aldo Manuzio all’invenzione del libro per il pubblico, e insieme al momento strategico in cui questo avvenne, che diede luogo al c a m b i a m e n t o.

Una stagione unica e irripetibile nella storia della cultura europea e occidentale, durante la quale il libro si rivelò capace di trasformare il mondo dando vita al rinascimento di Venezia, città effervescente – con oltre 150mila abitanti nel XVI secolo è una tra le più ricche e popolose città del continente. È nel Cinquecento che Venezia conquista e afferma definitivamente il ruolo di cerniera tra l’Oriente e l’Occidente, passando da essere semplice piattaforma per scambi di natura commerciale a luogo dove si mescolano culture, tradizioni, saperi.
Festina lente, a Venezia…

Gallerie dell’Accademia, Venezia, 19 marzo-19 giugno

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The space that remains

Yao

Yao Jui-Chung, single of the day

 

 

 

 

 

25 The Sanzhi UFO Houses The MonkeysQuestion: how to deal with man-made structures that have ceased to be man-used?

Yao Jui-Chung’s “Ruins” Series Collateral Event of the 14th International Architecture Exhibition – La Biennale di Venezia Press Release “Architecture” is not just about construction. Every man-made structure bears the germ of its own destruction, of its becoming a ruin. Ruins are architecture’s “other” that is waiting within, bound to become “The Space that Remains”.

Yao Jui-Chung (1969 – ) has been in search of discarded, unused, and abandoned buildings all over his home country since the early 1990s. As a result, he has gathered a significant documentary archive of black and white photographs of Taiwanese ruins.

All ruins are viewed from a personal point of view that is neither journalistic, nor documentary nor voyeuristic. Yet paradoxically, it is exactly from this random perspective that we experience a sense of closeness to these structures, becoming a reader ourselves, reflecting, intersubjectively, on the fate of the ruins and their past and future.

 

Dove: Istituto Santa Maria della Pietà, Castello, Venezia

Quando: Until August 30th  (10am-6pm – Friday and Saturday 10am-8pm)

 

L’ultima estate di Cesarina Vighy

Cesarina Vighy (1936 – 2010), single del giorno

L'ultima estate di Cesarina Vighy

 

 

 

 

 

L’ultima Estate, di Cesarina Vighi

Fazi editore, 2009

…Grazie al mio esonero dagli esercizi ginnici, me ne stavo su una panchina a fantasticare. Fu lì che incontrai il mio principe azzurro, il mio primo fidanzato. Era un bambino esile e pallido, biondo come si conviene, di ricca famiglia, con una gambetta toccata dalla poliomelite. Se scambiammo trenta parole in tutto è già molto per un’avventura che si svolgeva sui sei anni, prima della seconda elementare, termine massimo per concedere ai maschi la frequentazione della virginea scuola: termine ricalcato su quello dell’età della ragione o ricavato dai calcoli degli scienziati sulla lunghezza del pene a quell’età? Calcoli, a pensarci bene, non meno astrusi di quelli che gli stessi scienziati, negli stessi anni, avevano, avevano compiuto per stabilire i requisiti delle “razze”, pure e impure.

Quando, trent’anni dopo, mi fu indicato per strada il mio primo amore, allibii: un omone grande e grosso, con le stimmate dell’ubriacone veneziano, che camminava a gambe larghe, credo più per esibizionismo che per necessità motoria. In fondo, per guarire il mal d’amore, basta aspettare.

… E’ allora che vivo la mia più bella avventura guerresca: mio papà, che spasima per rivedermi, ottiene da mia madre di mandarmi per una notte nella ormai sconsacrata garçonnière e di farmi tornare a casa il mattino dopo, sola per non dare nell’occhio. Sola e con alcune per me incomprensibili notizie: un’autentica staffetta partigiana di otto anni! Sola, io che ero sempre stata accompagnata, che non avrei dovuto conoscere Venezia e che, invece, come i cani, come i cavalli, come i gatti, ritrovo magicamente la strada, svolto disinvolta per le callette, faccio in quattro salti il ponte di Rialto come se fosse mio, perché è mio, è mia questa meravigliosa città, col sole, con l’ombra, odorosa di spezie per via di quelle drogherie ottocentesche che hanno man mano distrutto per farci prima negozi di radio, poi di frigoriferi, poi di televisori, infine di cellulari (non oso neanche scrivere l’affettuoso diminutivo che usano solo gli italiani per loro, come se si trattasse di figli bambini), seguendo o anticipando l’onda che prima fa boom e poi farà sboom.

Perché leggerlo: per scoprire quanto è bello sapere di poter assaporare l’ultima estate

Quando leggerlo: perché aspettare?

L'ultima estate di Cesarina Vighy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire:

cesarinavighy.it

Istanti di vetro

Federica Bottoli, single del giorno

Istanti di vetro

 

 

 

 

 

 

Federica Bottoli è una brava fotografa.

Le sorelle Sent fanno delle creazioni in vetro originali e sofisticate.

Fai due più due e comprendi perché la mostra di fotografie “Istanti di Vetro”, realizzata da Federica Bottoli non è da perdere.

Si arriva a Murano, che già di per sé è magia, soprattutto ad ottobre, quando la ressa si è sciolta oltre la laguna, si percorre una fondamenta, una calletta, magari due ponti e si entra in una delle maraviglie (proprio maraviglie, come si diceva una volta) vetraie per incontrare oggetti e immagini con un unico comun denominatore: la trasparenza.

Nel colore, nelle forme, nella ricerca sperimentale, persino nel tatto: si coglie trasparenza, senza ambiguità e con tutta la purezza di un termine così poco usato. Riscoprire la trasparenza, non c’è motivo migliore per toccare vetro.

Quando: 5 ottobre 2013 – 8 dicembre 2013 /Inaugurazione: 5 ottobre, ore 11

Con: amici, fratelli, sorelle, famiglia, fidanzato, marito, fidanzata, moglie, appassionati di foto, studenti, amante, cugino, parente in visita, parente che non si schioda da casa tua, Insomma, con chi ti va. Perché è vetro a Murano, ma speciale più del vetro di Murano. E perché l’istante che fissa il vetro sulla celluloide sembra uno specchio di colore per ravvivare la tua immaginazione e la tua realtà.

Dove: Spazio Sorelle Sent

Fondamenta Serenella, 20 30141 Murano (Venezia)

La mostra segue i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 17 Il sabato solo previo appuntamento (tel. +39 041 5274665 o marina@marinaesusannasent.com) Chiuso la domenica.

Per ulteriori informazioni e materiale iconografico:

cristinabeltrami@gmail.com

Istanti di vetroIstanti di vetro

Pordenone in 5 giorni

Il lettore, single del giorno

Pordenone in 5 giorni

 

 

 

 

 

Pordenonelegge comincia domani, è lì che puoi trovare autori e testi,

tutti  superiori a questo libro.

 

VENEZIA IN UN ISTANTE di Philippe Delerme

“Ognuno aveva la propria bolla, il proprio modo di racchiudere il presente. Ognuno era la propria bolla, insieme solitaria e contingente. Ognuno, soprattutto, pensava che al di là della propria bolla condividesse l’azione, l’ebbrezza del momento in cui accade qualcosa.

Forse era quello il messaggio rubato dal saltimbanco. Non accade nulla, giusto qualche colore, uno spicchio di muro, di spiaggia, un fruscio di vesti, lo spettacolo è appena accanto, appena un po’ più indietro. Che sappiate o meno racchiuderlo in una bolla, sale nell’aria e scompare. Ma con precauzioni infinite, in cima a una bicicletta è possibile reggere per qualche secondo un’illusione fragile, addomesticare le forme, la luce- qualche secondo.”

Quando leggerlo: quando non c’è nulla in tv e il giornale lo avete terminato fino all’ultima riga. Oppure dopo mezzanotte, per aiutarsi a dormire.

O ancora, solamente se  fuori diluvia e non c’è proprio NULL’altro da fare.

Pordenone in 5 giorni

Un Faro tra due mari

Il cittadino, single del giorno

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Di fronte ad una crisi della rappresentatività politica, ad un modello di sviluppo  sempre meno sostenibile e a tensioni sociali crescenti, il 12 e 13 settembre 2013 a Marsiglia gli assessori locali, il Consiglio d’Europa, alcuni rappresentanti della società civile e semplici cittadini si sono incontrati per enunciare il ruolo che vogliono dare al patrimonio culturale per il miglioramento del loro sistema di vita, per un dialogo sociale rinforzato ed per una attiva democrazia partecipata.

Questo valore sociale del patrimonio culturale è il risultato di trent’anni di lavoro del Consiglio d’Europa, sintetizzato nel 2005 con l’adozione di una convenzione-quadro sul valore del patrimonio culturale per la società detta “Convenzione di Faro”.

La Convenzione di Faro, sempre più frequentemente citata nei dibattiti sul patrimonio culturale, resta tuttavia un concetto vago che i relatori non giungono a definire con chiarezza, tanto è lontana dagli schemi di riferimento canonici.

La Convenzione di Faro individua una nuova categoria di patrimonio culturale:  un “patrimonio del cittadino” che si pone accanto al patrimonio culturale cosiddetto minore ed al patrimonio immateriale come definito dall’Unesco?  La  Convenzione di Faro difende e propone una maggiore considerazione, nella gestione del patrimonio culturale, di quella che in Francia viene definita la “pubblica priorità”:  i giovani, i poveri, le categorie svantaggiate ?

Il Forum di Marsiglia il 12 e 13 settembre 2013 avrà permesso al Consiglio d’Europa di promuovere, chiarire ed attualizzare questa nuova Convenzione?  Si è infatti centrato sul “valore sociale del patrimonio”.

I quartieri lungo il porto di Marsiglia non  hanno quasi nulla che sia stato classificato come patrimonio ancorché minore, immateriale, o come paesaggio, o che ha suscitato l’interesse di un classificazione d’archivio. Ma in Europa sono uno dei principali luoghi di iniziativa cosiddetta “patrimoniale” della società civile, che mobilita assessori, artisti, imprenditori, operatori scientifici, associazioni e cittadini.

I quartieri lungo il porto di Marsiglia vanno oltre ai limiti amministrativi del comune stesso e sono ricchi di storie legati ai flussi e riflussi migratori, all’evoluzione del  porto, allo sviluppo industriale, alle grandi ville della borghesia marsigliese. I residenti sono testimoni di queste storie tanto quanto gli studiosi locali e gli , operatori scientifici che se ne occupano. Tuttavia, l’insieme delle storie non fa una “storia collettiva”.

L’assenza di una storia collettiva aumenta negli abitanti il sentimento di abbandono, di esclusione e di segregazione sociale: radical chic versus abitanti dei villaggi, versus immigrati, versus imprese. L ‘assenza di una storia collettiva propria di coloro che là risiedono, contribuisce a renderli ”invisibili” ad amministratori  e ad altri politici che si occupano del futuro di questi quartieri: costruiscono nel deserto. Questo abbandono, aggravato dall’ignoranza ,  genera  violenza che si traduce nel degrado della vita in comune e in diffidenza nei confronti  del politico e delle istituzioni.

Paradossalmente,  la difesa del sistema di vita può diventare il punto di partenza per dare inizio ad una storia collettiva. Laddove vi siano tensioni dichiarate o latenti legate alla qualità della di vita ci sono gruppi costituiti: associazioni di inquilini, di quartiere, raggruppamenti di imprese, collettivo dei residenti.  La narrazione della storia comune comincia con quella delle storie legate al conflitto.

Questo processo collettivo di narrazione è iniziato nel 1995 grazie alla creazione di una missione sperimentale di “patrimonio integrato” tra il Comune di Marsiglia e il Consiglio d’Europa. Un “servizio pubblico patrimoniale” è stato sperimentato con la messa a disposizione dei residenti di un ruolo di conservatore del patrimonio a tempo pieno per scrivere insieme la loro Storia comune.

La Storia della memoria collettiva  evidenzia delle tensioni: il sapere popolare contro la conoscenza scientifica, usi economici contro sistema di vita, storia nazionale contro la storia delle minoranze.  La Convenzione di Faro diventa un quadro comune che permette la regolazione di queste tensioni.

La Convenzione di Faro fa della capacità sviluppata in Europa nella gestione dei propri conflitti il suo patrimonio comune, quello di tutti gli europei:  democrazia, stato di diritto e diritti umani.  Tale patrimonio comune diviene la modalità di gestione dei conflitti legati alla costruzione di una storia collettiva: democraticamente e nell’interesse generale. Non più un’unica decisione dall’alto su ciò che è ”patrimoniale”, bensì processi di conciliazione e riconciliazione attorno ad un progetto di vita in comune.

Il valore sociale del patrimonio culturale – il vivere insieme – è uno dei valori tanto quanto il valore estetico, scientifico, simbolico, economico.

La Convenzione di Faro diventa in questi quartieri il quadro comune che permette l’azione politica. Gli amministratori locali e i cittadini, riuniti in “comunità patrimoniale” hanno aderito ai principi della convenzione di Faro, delineando un ambito ed una prospettiva comune che permette loro di elaborare una storia collettiva. Il processo di scrittura tesse lentamente dei legami  tra tutti i testimoni  di storie e fa  comunità.

Queste comunità patrimoniali, creando una storia comune, producono cittadinanza. La costruzione della storia collettiva confronta le differenti altre storie, le interroga e le struttura: consente  una comprensione dell’ambito in cui vivono le persone e delle opportunità di sviluppo. Il processo patrimoniale fa evolvere le rappresentazioni, le posizioni e le modalità d’azione : passaggio dalla modalità di denuncia individuale all’azione collettiva. Il processo patrimoniale riconosce che ognuno è portatore di saperi. Diventa un fattore di riconoscimento sociale quando non esiste più un analogo riconoscimento sociale attraverso il lavoro.

La costruzione di una storia comune fa comunità. Il processo patrimoniale contribuisce ad una riappropriazione del bene comune e sviluppa l’immaginario collettivo, preliminare all’azione politica. La Storia diventata collettiva acquisisce una dimensione patrimoniale che la rende legittima e condivisa. Dal caso singolo, il ”gioco” diventa di società.

Il processo patrimoniale permette alle comunità di esistere e di agire, fornisce accesso a risorse simboliche e ad una identità collettiva che rende possibile l’azione politica. La comunità patrimoniale diventa un interlocutore visibile, legittimo e operativo.

I processi patrimoniali sono fonti di trasformazione sociale: a Marsiglia hanno modificato i piani urbanistici, permesso alcuni dei grandi progetti della capitale europea della cultura come il GR2013, hanno contribuito a proteggere legalmente il sapone di Marsiglia e hanno contribuito alla protezione di nuove forme di patrimonio culturale.

Per tornare alla Convenzione di Faro, in tutti questi processi il racconto precede l’oggetto patrimoniale. Il Patrimonio è pretesto o  possibile risultato di un processo patrimoniale , ma non è la sua finalità. L’oggetto patrimoniale può simboleggiare queste storie collettive così come altre forme, quali le Passeggiate Patrimoniali, gli interventi artistici o delle nuove forme di pubblicazione.

La Convenzione di Faro non mira ad una migliore presa in considerazione del ”pubblico” nella gestione del patrimonio, ma considera  che ogni cittadino detiene , solo o in comune, una parte di memoria collettiva  che merita di essere presa in considerazione per vivere insieme in un modo migliore e contribuire a costruire l’Europa.

La scrittura della storia comune si fa al livello dei cittadini (commissioni patrimoniali, principi e di sussidiarietà), sostenuto dagli eletti/amministratori  garanti delle modalità di scrittura di questa Memoria (Convenzione di Faro, principio di supplenza).

Faro Venezia e il sindaco di Venezia sono stati invitati al Forum di Marsiglia. Faro Venezia è stata presente per contribuire ai dibatti con la sua esperienza ed ispirarsi dell’esperienza marsigliese per proporre a Venezia delle nuova modalità di gestione delle situazione come quelle dell’Arsenale e del Lido.

Prosper Wanner

consulente e socio Co-gestore della cooperativa Place (Marsiglia e Venezia),

gestore della cooperativa Hôtel du Nord (Marsiglia).