Musica tra acqua e aria

 herzog.gpg Jacques Herzog e Pierre de Meuron, single del giorno

elbphilharmonie

Ad Amburgo, il Kaispeicher A, progettato da Werner Kallmorgen e realizzato tra il 1963 e il 1966, è servito da magazzino per i semi di cacao fin quasi alla fine del secolo scorso. Originariamente costruito per sopportare il peso di migliaia di sacchi, ora offre la sua solida struttura per sorreggere la Elbphilharmonie, nuova icona cittadina. La robustezza del vecchio dà fondamento ai volumi del nuovo, che si ergono al di sopra.

Sembra fare parte del paesaggio circostante eppure si discosta dalla città, che si è ormai spinta fino ad esso. I magazzini portuali del XIX secolo venivano progettati in modo da rievocare le facciate dei palazzi storici: le loro finestre, le fondamenta, i frontoni e i vari elementi decorativi sono in tema con lo stile architettonico dell’epoca. Visti dal fiume Elba, dovevano fondersi con lo skyline cittadino anche se, trattandosi di magazzini, non avevano funzione residenziale e dunque nessuna necessità di accogliere luce, aria e sole. Non è stato così per il Kaispeicher A.

La facciata in vetro, composta in parte da pannelli ricurvi, alcuni dei quali aperti all’esterno, trasforma il nuovo edificio, sovrapposto a quello vecchio, in un enorme cristallo iridescente, che muta continuamente il proprio aspetto riflettendo il cielo, l’acqua e la città stessa. scomparendo alla vista da un capo all’altro del tragitto.

 

Per approfondire:

elbphilharmonie.de/home.en

Meglio sola…o ben accompagnata?

Meglio sola…o ben accompagnata?

Greta Garbo in “Anna Karenina” di Clarence Brown (1935)

La mia amica Tiziana barra Titti (ogni riferimento a cose o persone reali è puramente voluto) ogni volta che prende un mezzo di locomozione pubblico fa amicizia. Che sia treno, aereo, autobus, navette, aliscafo, lei guarda, sorride, e fa amicizia.

Sia chiaro,  Titti non attacca bottone mai, semplicemente si rende disponibile all’ascolto del prossimo che le si presenta davanti. E fa sempre amicizia.

Così ha collezionato 3 fidanzati, 4 amiche, due inviti all’estero, decine di simpatie. Tutto ciò, oltre ad avere il mio plauso, ha anche la mia smoderata invidia: è bello scendere da un treno e arrivare in un aeroporto sconosciuto e anonimo con qualcuno che ti accompagna alla fermata dei taxi, o persino ti dà un passaggio in Hotel. Quel luogo sconosciuto diventa automaticamente diverso.

L’invidia sta perché io non ho mai, mai conosciuto nessuno. O meglio, per la verità due volte sì: in aereo e in autobus, e tutte e due le volte erano due signore tra i 70 e gli 80 che ho accompagnato io…

Titti invece ha sempre accanto uomini: della sua età o all’incirca, affascinanti o nei dintorni e con i quali il viaggio neppure si sente. La mia invidia non è celabile. Titti sostiene che non aiuta il fatto che ho sempre tre libri diversi da leggere, due riviste, un quotidiano e le cuffiette personali che metto prima di entrare in aeroporto e spengo arrivata a destinazione, cioè casa.

Io dico che non aiuta che accanto a me il passeggero o ha 8 mesi con accompagnatrice o 80 anni senza accompagnatrice, oppure c’è una signora che ha una vaga somiglianza con mia madre. Non se ne esce: rimane l’invidia che mi siede accanto.

LUI: In viaggio? O guido io, oppure un bicchiere di vino e dormo. Arrivo a destinazione in un battibaleno.

Il vaso è pieno

Il vaso è pieno

Succede.

Succede di rincontrarsi.
Anche in grandi città che sotto sotto altro non sono che monolocali.
Succede di rincontrare il custode del palazzo tutti i giorni; il
panettiere; il signore sul metrò, quello che lo prende alla tua stessa
ora, sul vagone in cui entri tu, in attesa sulla banchina proprio là e
non un passo più avanti o più indietro; i propri famigliari a volte
accompagnati da un rassegnato “ahimé”.
Così, come succede di rincontrare un vecchio amico, una sera di mezza
stagione, al ristorante frequentato da anni, nel bel mezzo del
brindisi di auguri per il genetliaco della suocera (uno dei casi
ahimé”?) ecco che alle tue spalle…

“Scusate, auguri” alzando il calice lui stesso
“Ma questa Signora io la conosco bene e vorrei salutarla”

Stivale sinistro slacciato sotto il tavolo con gambale penzoloni alla
caviglia, borsa appesantita da tutta una serie di oggetti che una
donna, mamma, deve portarsi appresso altrimenti il pargolo si annoia a
cene troppo lunghe, troppo adulte, in locali troppo “da grandi” e
troppo caldi nella mezza stagione…
Io, girandomi, tentando di domare l’indomabile gambale riportandolo in
una posizione più idonea al suo stato e nel tentativo di alzarmi,
salvo la tovaglia e tutto quello che ci sta sopra, rovino al suolo la
sedia e mi ritrovo avvolta da un abbraccio caloroso…
Fotofinish 1, gli astanti: otto bocche spalancate tra cui quella del
padre di mio figlio e la fidanzata dell’elargitore d’abbracci; otto
calici ed una domanda a mezz’aria.
Domanda a cui solo mio figlio, gettandosi sgomitando in
quell’abbraccio che mi avviluppa, saprà dar voce: “Mamma chi è questo
signore? Hai-vinto-tu-quest’asta-ti-siedi-che-ti-do-il-mio-disegno?”
Fotofinish 2,su di me: saran passati vent’anni e son arrivati 20 kgs,
più di 20 capelli bianchi su un viso con  altrettante rughe. Stivale a
cacarella, mano sinistra che tenta di risollevare la sedia sdraiata al
suolo e zavorrata dalla mia enorme borsa, perfetta nel mio look con
fiocco di velluto ad una sola cocca, reminescenze di un fasto passato,
portato “sulle ventitre” allacciato al mio collo.

Mi ridesta un banalissimo “Sei sempre bella, come vent’anni fa…”
Bravi ecco! Svegli tutti! Socchiudete le vostre bocche sul calice a
mezz’aria e ricomponiamoci: nulla per cui stupirsi o per cui valga la
pena di farlo…
Perché vent’anni son veramente passati, anche di più!
Ma non finisce qui. Eh no!
Il piatto è troppo ricco e mentre cerco di ricompormi lasciando cadere
il tovagliolo sul sempiterno gambale a cacarella, nella mia mano
libera scivola il suo biglietto da visita
“E-mail e cellulare, aspetto i tuoi contatti, chiamami che ci raccontiamo…”
Al nostro tavolo c’è un amico giapponese che si alza e si inchina
leggermente ed io mi paralizzo pensando“ti prego fa che non esca anche
lui il suo biglietto da visita!”

Ho chiamato, sì, dopo una settimana, innumerevoli corse e tutta la
vita che ci sta dentro. C’è stato un appuntamento a pranzo, nello
stesso ristorante!!! E qualche e-mail, poi un giovedì sera arriva un
sms:
“Vado in Toscana per tre giorni. Sto ristrutturando una casa, è il mio
castello, niente di che sai, ma vorrei fartelo vedere…” …il castello…
Ecco bravo! Vai in Toscana schiarisciti le idee e torna.
Perché vent’anni son passati anche questi con tutto quello che ci sta
dentro ed è tanto, a volte è stato troppo, ed io non sono bella come
allora, nel caso, lo sono di più: sono più ricca, più ricca di
vent’anni ed il mio vaso è pieno.
Io questi vent’anni li voglio tutti, li ho vissuti ogni secondo,ci ho
dedicato tempo, fatica, cuore, danaro e 900 unità di ormoni 2 volte al
giorno per 9 mesi…
E se oggi avessi tre giorni, tre giorni che mi avanzano, da un ritmo
serrato-quotidiano, dalla mia vita secondo te verrei in Toscana…con
te…?
Secondo voi?

Viaggio sola…al cinema

Irene è un ispettore di alberghi di lusso, una donna con la valigia, una donna attraente.
Nel frigorifero di casa trova una birra e un limone, il suo bagno è arredato con boccette da hotel,
frequenta quando può una sorella con famiglia al seguito e un ex fidanzato.
Una vita in tre righe?
Non proprio: Irene fa all’apparenza una bella vita, ha delle salde relazioni, sta bene con se stessa,
eppure una serie di accadimenti fanno scricchiolare quel senso di libertà che credeva di essersi creata con costanza, amore e dedizione.
E’ un film dove si ride, e si riflette. Si può anche piangere, se tocca proprio quel nervo scoperto che credevate di aver così bene nascosto.
La battuta da ricordare: “Perché è triste andare al cinema di sera da sola e invece di pomeriggio no? Cos’è? Con il passare delle ore il tasso di disperazione dei single aumenta?”
Intelligente, ironico, con quel pizzico di depressione che non guasta, zero retorica.
Un punto in meno nelle discussioni tra sorelle: troppo facile parteggiare per una invece che l’altra.
Consigliato: a chi è single, a chi è stato single, a chi vuole un figlio, e chi non ne vuole, a chi ne ha già tre.
Per: chiunque non abbia problemi ad andare al cinema ANCHE solo/a.
Foto: CINEMA, UNA POLTRONA PER DUE  VIAGGI
CI DICI LA TUA PER FARLA NOSTRA…?